Negli ultimi mesi il tema dell’utilizzo delle cooperative nel settore sanitario è tornato al centro del dibattito pubblico, anche alla luce delle vicende che hanno coinvolto il San Raffaele di Milano. È importante fare chiarezza sui limiti normativi e sulle implicazioni per la sicurezza e la qualità delle cure, soprattutto riguardo l’impiego di personale attraverso appalti e cooperative. Secondo la normativa vigente, il ricorso alle cooperative non è vietato in assoluto, ma è consentito solo entro limiti precisi, volti a salvaguardare la qualità, la sicurezza e la continuità dell’assistenza sanitaria.
Come si legge in una sintesi normativa ampiamente discussa (DM 70/2015): «Il ricorso alle cooperative … non deve ridurre gli standard di sicurezza, non deve sostituire personale strutturato in reparti critici e non deve compromettere la continuità clinica».
Questa formulazione individua tre criteri vincolanti:
- La Conservazione degli standard di sicurezza;
- Il Divieto di sostituire personale strutturato nei reparti critici;
- La Tutela della continuità clinica.
Qualunque forma di appalto che non rispetti gli standard minimi può costituire violazione normativa e quindi essere oggetto di contestazione da parte degli organi di controllo.
Il caso San Raffaele
Recentemente il Policlinico San Raffaele è finito sotto l’attenzione della stampa e degli organi ispettivi per l’utilizzo di personale tramite cooperative, in particolare in ambiti potenzialmente critici. L’analisi normativa mostra come non sia proibito ricorrere a cooperative in ambito sanitario, tuttavia vi siano limiti stringenti per evitare deroghe agli standard di cura e sicurezza. La questione si fa rilevante quando personale non strutturato opera in servizi essenziali o critici senza garanzie adeguate. La contrattazione collettiva e la gestione delle risorse umane nelle strutture sanitarie non sono soltanto questioni economiche, ma hanno un impatto diretto sulla qualità delle cure, sulla salute dei pazienti, sulle condizioni di lavoro del personale.
È perciò fondamentale che la normativa venga interpretata e applicata con rigore, evitando rischi di erodere standard assistenziali oppure creare disparità tra lavoratori “strutturati” e lavoratori assunti tramite cooperative o appalti.
Il caso San Raffaele rappresenta un campanello d’allarme per il settore sanitario rispetto alla gestione delle cooperative e degli appalti di personale. La normativa offre indicazioni chiare: il ricorso alle cooperative è possibile ma nei limiti previsti, pena la violazione degli standard minimi di sicurezza e continuità clinica.
Per una sanità di qualità, dunque, il rispetto degli standard minimi rivolti ai professionisti sanitari non può essere un’opzione.
dott.ssa Anna Arnone – Infermiera Legale Forense Ufficio stampa e comunicazione APSILEF