1. Il quadro normativo di riferimento
La riforma della formazione infermieristica superiore in Italia trova il proprio fondamento in due provvedimenti ministeriali emanati nel corso del 2026:
- Decreto Ministeriale n. 177 del 25 febbraio 2026 (Ministero della Salute): definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo delle competenze avanzate e cliniche della professione infermieristica, aggiornando il quadro delineato dal previgente DM 739/1994.
- Decreto Ministeriale del 6 febbraio 2026 (Ministero dell’Università e della Ricerca, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 maggio 2026): riforma gli ordinamenti didattici della classe LM/SNT/1 (Scienze Infermieristiche e Ostetriche), con obbligo di adeguamento dei regolamenti didattici a partire dall’anno accademico 2026/2027.
Questi due decreti operano in sinergia: il primo ridefinisce le competenze cliniche attese dall’infermiere nella pratica professionale; il secondo disegna il percorso accademico necessario per formarle. L’intervento si inscrive in un contesto epidemiologico e organizzativo caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescente prevalenza di condizioni croniche complesse e dalla transizione del sistema sanitario verso modelli di cura territoriale e gestione integrata dell’alta complessità.
La necessità di adeguare il sistema formativo italiano agli standard internazionali dell’Advanced Practice Nursing (APN) — da tempo praticata in ambito anglosassone e nordeuropeo — costituisce la premessa strutturale di questa riforma.
2. La riforma della Laurea Magistrale (Classe LM/SNT/1)
Il DM del 6 febbraio 2026 supera la storica impostazione della Laurea Magistrale esclusivamente orientata al management e alla formazione pedagogica, introducendo indirizzi a forte curvatura clinica. Gli Atenei sono chiamati a strutturare percorsi differenziati per aree di specializzazione (es. area intensiva/emergenza, area della cronicità e del territorio), adottando metodologie didattiche attive quali la simulazione ad alta fedeltà e il tirocinio clinico avanzato.
2.1 Il profilo del nuovo laureato magistrale
Il laureato magistrale in Scienze Infermieristiche formato secondo i nuovi ordinamenti non è più esclusivamente orientato a funzioni dirigenziali o amministrative. Il suo profilo prevede competenze integrate su tre livelli:
- Clinico-avanzato: capacità di valutazione autonoma in contesti di instabilità emodinamica e metabolica, interpretazione dinamica di parametri fisiopatologici complessi e applicazione adattiva di protocolli clinici specialistici.
- Decisionale: partecipazione attiva e responsabile ai processi di decision making clinico in équipe multiprofessionali, in situazioni ad elevata complessità e incertezza.
- Sistemico: progettazione e gestione di percorsi integrati di presa in carico tra ospedale e territorio, con competenze di case management e di epidemiologia di comunità.
3. Il nuovo scenario professionale: il DM 177/2026 e l’evoluzione delle competenze
Il DM 177/2026 aggiorna in modo sistematico il profilo di competenze dell’infermiere clinico rispetto al quadro delineato dal DM 739/1994. La tabella seguente sintetizza le principali variazioni per ambito funzionale.
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Ambito Funzionale |
Modello Precedente (DM 739/1994) |
Nuovo Scenario (DM 177/2026) |
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Valutazione Clinica |
Raccolta dati, osservazione e rilevazione di parametri standard. |
Valutazione clinica avanzata; interpretazione dei segni di instabilità emodinamica e metabolica. |
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Decision Making |
Subordinato all’applicazione di rigide indicazioni mediche. |
Partecipazione attiva e autonoma ai processi decisionali clinici d’équipe. |
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Gestione del Paziente Critico |
Supporto tecnico all’attività medica e monitoraggio passivo. |
Presa in carico attiva, gestione integrata e applicazione flessibile di protocolli di emergenza. |
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Autonomia e Responsabilità |
Esecutiva, focalizzata sul rispetto delle procedure d’organo. |
Professionale e diretta, con pieno riconoscimento degli esiti assistenziali. |
Il tratto distintivo del nuovo quadro normativo è il passaggio da un modello collaborativo-esecutivo a uno collaborativo-decisionale: l’infermiere non è più esclusivamente esecutore di indicazioni, ma co-protagonista dei processi di cura, con responsabilità dirette sugli esiti assistenziali.
4. I Master universitari di primo livello: mappa degli specialisti e riposizionamento strategico
4.1 Lo status attuale degli infermieri specialisti
Ai sensi dell’articolo 6 della Legge n. 43 del 1° febbraio 2006, il titolo di Infermiere Specialista è conseguito attraverso il Master universitario di primo livello (60 CFU). I professionisti in possesso di questo titolo hanno rappresentato, fino ad oggi, la principale risorsa di competenza avanzata all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Le macro-aree di specializzazione, definite dall’Accordo Stato-Regioni del 29 ottobre 2015, sono le seguenti:
- Area Critica e dell’Emergenza: infermieri specializzati operanti in Pronto Soccorso, 118, Terapie Intensive e Rianimazioni.
- Area della Sanità Pubblica e del Territorio: figure come l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC), specialisti in cure primarie e continuità assistenziale.
- Area Funzionale Specialistica: professionisti focalizzati su ambiti clinici ad alta complessità (oncologia, cure palliative, pediatria, salute mentale, geriatria).
- Area Organizzativa — Master in Coordinamento: percorsi abilitanti alla funzione di Infermiere Coordinatore e alla gestione del management di reparto.
Sul piano contrattuale, il CCNL del Comparto Sanità non riconosce automaticamente la funzione di “Professional – Specialista” al solo possesso del titolo: le aziende sanitarie devono bandire specifici incarichi di funzione, demandando al professionista il compito di accedervi tramite selezione interna. Questo ha generato un significativo disallineamento tra competenze acquisite e riconoscimento giuridico-economico effettivo.
4.2 Il riposizionamento verso la specializzazione verticale
L’introduzione di una Laurea Magistrale a forte curvatura clinica trasferisce al biennio magistrale la formazione delle competenze cliniche avanzate di macro-area. Di conseguenza, i Master di primo livello sono chiamati a riposizionarsi verso un’alta specializzazione di natura tecnica, procedurale e verticale, non sovrapponibile al percorso magistrale.
Non si tratta più di formare un professionista con competenze cliniche trasversali su un’intera area disciplinare — funzione ora demandata alla Laurea Magistrale — bensì di certificare abilità iper-specialistiche e di processo legate a tecnologie, metodiche o contesti specifici. A titolo esemplificativo, i percorsi di Master di primo livello potrebbero concentrarsi su:
- Gestione avanzata degli accessi vascolari: impianti PICC/Midline, posizionamento ecoguidato.
- Tecniche di assistenza extracorporea: gestione ECMO, terapie continue di rimpiazzo renale (CRRT).
- Wound care e vulnologia avanzata: gestione di lesioni da pressione e vascolari complesse.
- Controllo e sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza (Infection Control).
In questa nuova architettura formativa, i Master di primo livello si configurano come moduli di perfezionamento mirati, flessibili e rapidamente aggiornabili, capaci di rispondere con tempestività alle innovazioni tecnologiche e alle esigenze operative delle singole aziende sanitarie.
5. Sfide aperte e prospettive future
La riforma delinea un quadro accademico coerente con gli standard internazionali, ma pone sfide concrete su tre fronti principali.
5.1 Riconoscimento contrattuale ed economico
L’evoluzione delle competenze formalizzata dai DD.MM. del 2026 deve trovare un corrispettivo economico e di carriera all’interno del CCNL del Comparto Sanità. Senza una differenziazione strutturale e automatica delle posizioni organizzative per i laureati magistrali a indirizzo clinico e per gli infermieri specialisti, la riforma rischia di rimanere un aggiornamento puramente accademico, privo di ricadute concrete sulla pratica professionale. Come già evidenziato nell’analisi del sistema attuale (cfr. § 4.1), il disallineamento tra titolo e riconoscimento è una criticità strutturale del sistema che la riforma da sola non risolve.
5.2 Ridefinizione dei confini interprofessionali
Il passaggio da un modello collaborativo-esecutivo a uno collaborativo-decisionale implica una ridefinizione dei confini di azione con la componente medica. Questo processo richiede il superamento di logiche ancillari ancora presenti in alcuni contesti organizzativi, orientando il sistema verso una logica di integrazione delle competenze — e non di sovrapposizione dei ruoli — nell’interesse della qualità delle cure.
5.3 Sostenibilità degli organici e pianificazione formativa
Gli Atenei e le Aziende Sanitarie dovranno calibrare con attenzione i posti di accesso ai nuovi percorsi magistrali, bilanciando la necessità di formare professionisti clinici avanzati con il rischio di svuotare la linea assistenziale diretta. Una pianificazione coordinata tra università, Regioni e SSN è indispensabile per evitare sia colli di bottiglia formativi sia una migrazione sistematica dei professionisti verso ruoli esclusivamente intellettuali o di ricerca.
Conclusioni
La riforma della formazione infermieristica superiore avviata dai decreti ministeriali del 2026 rappresenta un punto di svolta atteso per la sanità italiana. Per la prima volta, il sistema accademico nazionale si dota di una filiera formativa organica e differenziata:
- La Laurea Magistrale a indirizzo clinico forma infermieri in grado di esercitare un decision making autonomo in contesti ad alta complessità, colmando il ritardo rispetto agli standard internazionali dell’Advanced Practice Nursing.
- I Master di primo livello si riposizionano come strumenti di alta specializzazione tecnica e procedurale, verticali e flessibili, a servizio dell’innovazione operativa delle organizzazioni sanitarie.
Il successo di questa transizione dipenderà dalla capacità delle istituzioni — Ministeri, Atenei, Regioni, organizzazioni sindacali e aziende sanitarie — di tradurre in modo coerente e tempestivo il nuovo assetto normativo in reali modelli operativi, percorsi di carriera e riconoscimenti economici per i professionisti coinvolti.

Dott.ssa Miriam Smerghetto
Infermiera Legale Forense – Comitato Stampa e Comunicazione APSILEF – Resp.le APSILEF Regione Friuli Venezia Giulia
Riferimenti normativi
- Decreto Ministeriale n. 739 del 14 settembre 1994 (Ministero della Salute): Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere. [Quadro previgente superato dal DM 177/2026]
- Legge 10 agosto 2000, n. 251: Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e della professione ostetrica. Istituzione della Laurea Specialistica/Magistrale.
- Legge 1° febbraio 2006, n. 43, art. 6: Definizione del professionista specialista in possesso di Master universitario di primo livello.
- Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome: Accordo del 29 ottobre 2015 — “L’infermiere di famiglia e di comunità”. Mappatura delle macro-aree di specializzazione infermieristica.
- Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del Comparto Sanità (periodi normativi vigenti): Regolamentazione degli Incarichi di Funzione di tipo Professionale (“Specialista” ed “Esperto”).
- Decreto Ministeriale del 6 febbraio 2026 (MUR): Riforma degli ordinamenti didattici della classe LM/SNT/1 (Scienze Infermieristiche e Ostetriche) e istituzione degli indirizzi a curvatura clinica avanzata. GU 12 maggio 2026.
- Decreto Ministeriale n. 177 del 25 febbraio 2026 (Ministero della Salute): Regolamento recante la definizione dei modelli e degli standard per lo sviluppo delle competenze avanzate e cliniche della professione infermieristica.
Bibliografia scientifica
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Benci, L. (2021). Aspetti giuridici della professione infermieristica. McGraw Hill.
Favez, E., Ausserhofer, D., & Schwendimann, R. (2022). Advanced Practice Nursing in the Italian context: A scoping review of the literature on roles and competencies. Assistenza Infermieristica e Ricerca, 41(2), 78–87.
International Council of Nurses (ICN). (2020). Guidelines on Advanced Practice Nursing. Geneva: ICN. Disponibile su: https://www.icn.ch/system/files/documents/2020-04/ICN_APN%20Report_EN_WEB.pdf
Marcadelli, S., Obbia, P., & Prandi, C. (2019). L’infermiere di famiglia e di comunità: dalla teoria alla pratica assistenziale. Edra.
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