
INTRODUZIONE
La violenza nei confronti degli operatori sanitari è un fenomeno globale, riconosciuto come una delle principali minacce alla sicurezza delle cure e alla stabilità dei sistemi sanitari. Secondo l’OMS, la violenza sul luogo di lavoro rappresenta una delle prime cause di abbandono professionale, burnout e riduzione della qualità assistenziale. In Italia, nonostante l’adozione della Legge 113/2020, il fenomeno continua a crescere, con un impatto significativo sulla salute psicofisica degli operatori e sulla percezione di sicurezza dei cittadini.
La Carta di Padova 2026 si inserisce in questo scenario proponendo una revisione concettuale e operativa che supera la tradizionale lettura della violenza come problema di ordine pubblico. Il documento introduce un approccio di sanità pubblica, fondato sull’epidemiologia dell’injury, sulla prevenzione primaria e sulla responsabilità istituzionale.
LA VIOLENZA COME INJURY: FONDAMENTI TEORICI E IMPLICAZIONI OPERATIVE
L’adozione del paradigma dell’injury epidemiology rappresenta l’elemento più innovativo della Carta. Considerare la violenza come un evento sentinella — misurabile, analizzabile e prevenibile — consente di:
- identificare determinanti individuali, ambientali e organizzativi;
- sviluppare strategie di prevenzione basate su evidenze;
- integrare la violenza nei sistemi di sorveglianza epidemiologica;
- superare la visione episodica e reattiva del fenomeno.
Questo approccio è coerente con il World Report on Violence and Health dell’OMS e con il Violence Prevention Framework dei CDC, che collocano la violenza all’interno dei determinanti sociali della salute.
La Carta propone di trasformare gli operatori sanitari in sentinelle cliniche, capaci di riconoscere precocemente segnali di rischio e pattern comportamentali, integrando competenze cliniche, comunicative e forensi.
IL MODELLO POST-PANDEMICO: RESILIENZA, GOVERNANCE E CRISI DI FIDUCIA
La pandemia da COVID-19 ha rappresentato un punto di rottura. Ha amplificato vulnerabilità preesistenti, deteriorato il rapporto tra cittadini e istituzioni e aumentato l’esposizione degli operatori a situazioni di conflitto.
La Carta interpreta la violenza come un indicatore della crisi relazionale post-pandemica e propone tre direttrici strategiche:
- La sicurezza degli operatori come prerequisito della qualità assistenziale
Il principio Staff Safety = Patient Safety, già presente nella Legge 24/2017, viene elevato a fondamento del modello. La sicurezza degli operatori diventa un indicatore strutturale della qualità delle cure.
- Superamento della normalizzazione della violenza
La Carta denuncia la cultura del “fa parte del lavoro”, che ha storicamente anestetizzato il fenomeno. La violenza non è un rischio intrinseco, ma un fallimento sistemico.
- Resilienza organizzativa
Il documento propone il passaggio dalla resilienza individuale alla resilienza istituzionale, attraverso investimenti strutturali, governance trasparente e integrazione della prevenzione nei Piani Sanitari Nazionali e Regionali.
IL RUOLO STRATEGICO DEI PROFESSIONISTI SANITARI LEGALI E FORENSI
La Carta attribuisce a queste figure una leadership tecnica che rappresenta una delle innovazioni più rilevanti del documento. I professionisti sanitari legali e forensi operano come:
- Clinici della violenza, esperti nel riconoscimento precoce e nella valutazione delle lesioni;
- Architetti della formazione, responsabili di percorsi su refertazione, de-escalation e psicotraumatologia;
- Analisti del rischio, impegnati nella mappatura dei punti critici dei percorsi assistenziali;
- Mediatori istituzionali, ponte tra sanità, magistratura e forze dell’ordine.
La Carta propone la formalizzazione di profili di competenza e l’inserimento stabile di queste figure nei Comitati di Sicurezza e nei Nuclei di Risk Management.
CORNICE NORMATIVA
Il modello proposto dalla Carta si radica nella normativa vigente:
- Legge 113/2020 – tutela degli esercenti le professioni sanitarie;
- Legge 24/2017 – sicurezza delle cure come diritto fondamentale;
- D.lgs. 81/2008 – obbligo di includere il rischio aggressione nel DVR;
- DPCM 12 gennaio 2017 – definizione dei LEA;
- Codici deontologici delle professioni sanitarie.
La Carta non introduce nuove norme, ma propone un’integrazione operativa delle esistenti, superando la frammentazione attuale.
AREE DI SVILUPPO DEL MODELLO
- Indicatori misurabili e sistemi di monitoraggio
La Carta propone la creazione di un Registro Nazionale della Violenza in Sanità, con indicatori di incidenza, prevalenza, processo ed esito.
- Comunicazione pubblica
La prevenzione richiede strategie di comunicazione istituzionale per contrastare la disinformazione e ricostruire la fiducia.
- Integrazione con modelli internazionali
Il documento si ispira a esperienze consolidate come le Violence Prevention Units del Regno Unito e i programmi statunitensi di prevenzione nei luoghi di lavoro.
- Rafforzamento della dimensione psicotraumatologia
La Carta propone supporto psicologico immediato, follow-up clinico e valutazione del rischio psicologico per gli operatori esposti.
- Sicurezza organizzativa e architetturale
La prevenzione richiede progettazione sicura degli spazi, staffing adeguato e audit periodici.
CONCLUSIONI
La Carta di Padova 2026 rappresenta un contributo innovativo e necessario nel panorama italiano della prevenzione della violenza in sanità, introducendo un modello concettuale e operativo che supera definitivamente la lettura episodica, emergenziale e individualizzante del fenomeno. La sua forza risiede nella capacità di collocare la violenza all’interno del paradigma dell’injury epidemiology, riconoscendola come un evento sentinella che riflette criticità sistemiche, vulnerabilità organizzative e fratture relazionali tra cittadini e istituzioni. Questo approccio consente di interpretare la violenza non come un rischio inevitabile, ma come un fenomeno prevenibile attraverso strategie multilivello, coerenti con i modelli dell’OMS e dei CDC.
L’adozione di un’ottica di sanità pubblica permette di spostare l’attenzione dalla gestione dell’evento acuto alla prevenzione primaria, agendo sui determinanti culturali, comunicativi e organizzativi che alimentano la violenza. La pandemia da COVID-19 ha reso evidente che la sicurezza degli operatori non è un elemento accessorio, ma un prerequisito strutturale della qualità assistenziale. Il principio Staff Safety = Patient Safety, già sancito dalla Legge 24/2017, trova nella Carta una declinazione operativa che integra governance, formazione, progettazione degli spazi e responsabilità istituzionale.
Un contributo particolarmente rilevante del documento è il riconoscimento del ruolo strategico dei professionisti sanitari legali e forensi. La loro collocazione come figure ponte tra clinica, diritto e prevenzione rappresenta un avanzamento culturale e organizzativo che allinea l’Italia ai modelli più evoluti di violence prevention. La formalizzazione delle loro competenze e la loro integrazione nei Comitati di Sicurezza e nei Nuclei di Risk Management costituiscono un passaggio essenziale per garantire continuità, qualità e accountability nelle strategie di prevenzione.
La cornice normativa italiana — Legge 113/2020, Legge 24/2017, D.lgs. 81/2008 — offre già gli strumenti necessari per un approccio sistemico alla prevenzione della violenza. Tuttavia, la piena implementazione del modello richiede un ulteriore salto di qualità: la creazione di un Registro Nazionale della Violenza in Sanità, la definizione di indicatori misurabili, l’adozione di sistemi di monitoraggio e la standardizzazione dei protocolli di segnalazione. Senza dati, la violenza rimane invisibile; senza visibilità, non può essere prevenuta.
Altro elemento cruciale è la comunicazione pubblica. La prevenzione della violenza non può prescindere da una strategia comunicativa che ricostruisca la fiducia, combatta la disinformazione e restituisca dignità al lavoro sanitario. La Carta riconosce che la violenza non nasce solo da condizioni strutturali, ma anche da narrazioni distorte, aspettative irrealistiche e percezioni di ingiustizia. Intervenire su questi aspetti significa agire sui determinanti culturali della salute.
Inoltre, la Carta si colloca in un orizzonte internazionale, dialogando con modelli consolidati come le Violence Prevention Units del Regno Unito e i programmi statunitensi di prevenzione nei luoghi di lavoro. Questo posizionamento globale è essenziale per evitare soluzioni autoreferenziali e per costruire un modello italiano capace di contribuire al dibattito scientifico internazionale.
In conclusione, la Carta di Padova 2026 non è solo un documento tecnico: è un manifesto di responsabilità istituzionale, un progetto di riforma culturale e un framework operativo per la costruzione di un sistema sanitario più sicuro, più resiliente e più giusto.
La sua implementazione richiede volontà politica, investimenti strutturali, formazione continua e un impegno collettivo che coinvolga professionisti, istituzioni e cittadini. Riconoscere la violenza come problema di salute pubblica significa riconoscere che la tutela degli operatori non è un privilegio, ma un diritto fondamentale e un prerequisito per la tutela della comunità. Proteggere chi cura significa proteggere la sanità stessa, la sua credibilità e la sua capacità di garantire il diritto alla salute.

dott.ssa Miriam Smerghetto – Infermiere Legale e Forense
Responsabile APSILEF regione Friuli Venezia Giulia
BIBLIOGRAFIA
Fonti internazionali
- World Health Organization. World Report on Violence and Health. Geneva: WHO; 2002.
- World Health Organization. Framework guidelines for addressing workplace violence in the health sector. Geneva: WHO/ILO/ICN/PSI; 2002.
- Centers for Disease Control and Prevention. Violence Prevention Framework. Atlanta: CDC; 2020.
- Centers for Disease Control and Prevention. The Social-Ecological Model: A Framework for Prevention. Atlanta: CDC; 2019.
- Krug EG, Dahlberg LL, Mercy JA, Zwi AB, Lozano R. World report on violence and health. Lancet. 2002;360(9339):1083–1088.
- Arnetz JE, Hamblin L, Sudan S, et al. Workplace violence in healthcare: a systematic review. J Occup Environ Med. 2015;57(1):1–10.
- Spector PE, Zhou ZE, Che XX. Nurse exposure to physical and nonphysical violence, bullying, and sexual harassment: A quantitative review. Int J Nurs Stud. 2014;51(1):72–84.
- Di Martino V. Workplace violence in the health sector: State of the art. Geneva: WHO/ILO; 2003.
- Phillips JP. Workplace violence against health care workers in the United States. N Engl J Med. 2016;374:1661–1669.
- Lancet Commission on Public Health. Violence as a public health priority. Lancet; 2018.
- International Labour Organization. Violence and Harassment Convention (C190). Geneva: ILO; 2019.
FONTI NAZIONALI
- Magnavita N. Violence prevention in healthcare settings: The Italian experience. Med Lav. 2014;105(2):83–90.
- Ministero della Salute. Piano Nazionale della Prevenzione 2020–2025. Roma: Ministero della Salute; 2020.
- Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie. Relazione annuale. Roma: Ministero della Salute; 2023.
- Agenas. Sicurezza delle cure e gestione del rischio clinico: linee di indirizzo. Roma: Agenas; 2022.
- INAIL. Violenza e aggressioni sul lavoro: analisi del fenomeno e strategie di prevenzione. Roma: INAIL; 2021.
- FNOPI. La violenza contro gli infermieri: dati, analisi e proposte. Roma: FNOPI; 2022.
- FNOMCeO. Osservatorio sulla violenza contro i medici e gli operatori sanitari. Roma: FNOMCeO; 2023.
NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Normativa italiana
Leggi nazionali
- Legge 113/2020 – Disposizioni in materia di sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Istituisce l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza, introduce aggravanti per le aggressioni e prevede misure di prevenzione.
- Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) – Sicurezza delle cure e responsabilità professionale. Riconosce la sicurezza delle cure come parte costitutiva del diritto alla salute e istituisce l’obbligo di gestione del rischio clinico.
- Legge 3/2018 – Riordino delle professioni sanitarie. Riconosce e valorizza le competenze avanzate delle professioni sanitarie, incluse quelle dell’area legale e forense.
Decreti e regolamenti
- D.lgs. 81/2008 – Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Include il rischio aggressione nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
- DPCM 12 gennaio 2017 – Definizione e aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Colloca la sicurezza delle cure tra le attività obbligatorie del SSN.
- D.M. 70/2015 – Standard qualitativi, strutturali e tecnologici dell’assistenza ospedaliera. Rilevante per la progettazione sicura degli spazi e dei percorsi.
Codici deontologici
- Codice Deontologico degli Infermieri (FNOPI)– Obblighi di tutela, segnalazione e documentazione.
- Codice Deontologico dei Medici (FNOMCeO)– Dovere di protezione e responsabilità nella gestione del rischio.
Normativa internazionale
- Convenzione ILO n. 190 (2019) – Eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro.
- Raccomandazione ILO n. 206 (2019) – Misure di prevenzione e protezione nei luoghi di lavoro.
- WHO/ILO/ICN/PSI Framework Guidelines (2002) – Linee guida internazionali per la prevenzione della violenza nel settore sanitario.
- European Agency for Safety and Health at Work (EU-OSHA) – Direttive e report sulla violenza occupazionale.