
Le recenti dichiarazioni del Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, in merito al disegno di legge delega per la riforma del Servizio Sanitario Nazionale, hanno inizialmente suscitato certo interesse nel mondo sanitario. Un intervento televisivo nel quale si parlava di potenziamento del SSN, valorizzazione dei professionisti, centralità della persona, necessità di programmazione e superamento dell’aziendalizzazione fine a sé stessa.
Poi, poche ore dopo, un’affermazione che ha generato sconcerto: commentando un tragico caso avvenuto presso l’Ospedale Monaldi, il Presidente FNOMCeO ha dichiarato che nella “catena di errori” si profila anche “la tendenza sempre più diffusa del passaggio di competenze dai medici agli infermieri che rischia di far abbassare la qualità dell’assistenza”.
Un’affermazione che stride, e non poco, con le precedenti dichiarazioni.
Professionisti al centro… ma solo alcuni?
Nel suo intervento sulla riforma del SSN, Anelli ha sostenuto che:
- Il SSN deve essere potenziato.
- Il sistema è fatto di uomini e donne che con sacrificio garantiscono elevati livelli di salute.
- Mancano professionisti sul territorio: infermieri, fisioterapisti, ostetriche, psicologi.
- I professionisti devono incidere sulla programmazione e sull’organizzazione dei servizi.
- Il tempo è tempo di cura.
- Occorre mettere la persona al centro.
Dichiarazioni che riconoscono il valore della multiprofessionalità. Tuttavia, quando si affronta un evento critico, il discorso cambia: l’evoluzione delle competenze infermieristiche diventa improvvisamente un rischio.
È una contraddizione evidente.
La realtà normativa e scientifica
Le competenze infermieristiche avanzate non sono una concessione organizzativa, ma il risultato di un percorso normativo consolidato: Legge 42/1999, Legge 251/2000, Legge 43/2006, DM 739/1994, Formazione universitaria, Lauree magistrali e Master specialistici.
Il SSN moderno si fonda su autonomia professionale, responsabilità condivisa, integrazione multiprofessionale, presa in carico territoriale e gestione della cronicità.
Sostenere che il “passaggio di competenze” riduca la qualità assistenziale significa ignorare l’evoluzione scientifica e organizzativa degli ultimi venticinque anni.
Un ritorno culturale al passato
Colpisce la dissonanza tra l’appello a superare l’aziendalizzazione, l’invito a valorizzare tutti i professionisti e la richiesta di programmazione nazionale forte, e, al contempo, una narrazione che sembra riproporre una visione gerarchica e centralizzata del sistema sanitario.
Il SSN del 2026 non può essere governato con categorie culturali del secolo scorso!
La qualità dell’assistenza non dipende dall’esclusività di un ruolo, ma dalla collaborazione tra professioni.
Il rischio di delegittimazione pubblica
Senza entrare nel merito del caso giudiziario, che compete esclusivamente alla magistratura, appare inopportuno collegare un evento drammatico all’evoluzione delle competenze infermieristiche.
Tale posizione rischia di alimentare inutili conflittualità tra professioni, minare la fiducia dei cittadini, delegittimare pubblicamente una categoria e creare un danno reputazionale al sistema sanitario nel suo complesso.
APSILEF: dignità e rispetto non sono opzionali
Se davvero “i professionisti determinano la produzione della salute”, allora tutti i professionisti devono essere rispettati!
Il dispregio implicito verso le competenze infermieristiche lede la dignità professionale, contraddice la normativa vigente, mina il principio di integrazione multiprofessionale e contrasta con l’idea stessa di riforma evolutiva del SSN.
Riteniamo necessario:
- Un chiarimento ufficiale da parte del Ministro della Salute.
- Una presa di posizione istituzionale contro ogni forma di delegittimazione interprofessionale.
- Le pubbliche scuse del Presidente FNOMCeO alla categoria infermieristica.
- L’apertura di un confronto istituzionale basato su evidenze scientifiche e non su narrazioni corporative.
La vera riforma del Servizio Sanitario Nazionale non si realizza difendendo rendite di posizione, alimentando divisioni o evocando paure organizzative.
Piuttosto, si realizza valorizzando TUTTE le competenze, programmando con dati epidemiologici reali, investendo nel territorio, riconoscendo l’autonomia professionale e promuovendo modelli avanzati di assistenza.
Mettere la persona al centro significa riconoscere che la salute è un processo complesso, costruito quotidianamente da équipe integrate.
Il SSN si rafforza unendo, non dividendo!!!
Presidente FNOMCeO,
LA DIGNITÀ PROFESSIONALE NON È NEGOZIABILE !!!
MARA PAVAN – Presidente APSILEF