
Osservazioni critiche sul Piano Strategico per l’introduzione dell’Assistente Infermiere
L’introduzione dell’Assistente Infermiere, prevista dal Piano Strategico siglato il 27 novembre 2025, rappresenta una riforma strutturale che incide sull’autonomia professionale, sulle responsabilità e sull’identità della professione infermieristica.
Siglato a Roma tra il Ministero della Salute, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, AGENAS e FNOPI, dal titolo “PIANO STRATEGICO PER L’INTRODUZIONE DELL’ASSISTENTE INFERMIERE NEI SETTING DI CURA PUBBLICI E PRIVATI”, APSILEF ritiene doveroso esprimere alcune importanti osservazioni di merito e di metodo.
Un deficit di informazione e partecipazione della comunità infermieristica
L’aspetto più critico di questa operazione riguarda il totale silenzio comunicativo che ha preceduto e accompagnato la definizione dell’accordo. Nonostante la portata storica di questa nuova figura, è emersa una preoccupante assenza di informazione diretta verso i pilastri della nostra professione:
- Gli Ordini Provinciali (OPI): che rappresentano la base istituzionale sul territorio; pare che i consiglieri dei vari Ordini non siano a conoscenza, non abbiano visionato/valutato/condiviso tale documento.
- Le Associazioni della Consulta: custodi del sapere specialistico e della tutela professionale.
- La Comunità Professionale: un corpo sociale di circa 450.000 infermieri che, di fatto, si trova a subire decisioni calate dall’alto senza un reale processo di consultazione o coinvolgimento attivo.
Trasparenza istituzionale e ruolo degli OPI nella tutela professionale
Riteniamo inaccettabile che una riforma destinata a impattare profondamente sull’organizzazione del lavoro, sulle responsabilità e sui modelli assistenziali nei setting di cura pubblici e privati, sia stata gestita in stanze “ristrette”. Una comunità professionale di quasi mezzo milione di operatori non può essere informata esclusivamente a mezzo stampa o a cose fatte, oltretutto da fonti che non sono gli enti posti a tutela e rappresentanza della professione e dei professionisti.
L’introduzione dell’Assistente Infermiere non è una semplice variazione d’organico, ma un cambiamento strutturale che tocca l’identità stessa dell’infermiere. APSILEF ribadisce che qualunque Piano Strategico non può prescindere dal rispetto del mandato rappresentativo e dalla valorizzazione di chi, ogni giorno, garantisce la salute dei cittadini.
L’introduzione di questa figura non è un mero passaggio burocratico, ma una trasformazione dei profili di responsabilità professionale e legale. È gravissimo che gli OPI (Ordini delle Professioni Infermieristiche con TUTTI i propri componenti e commissioni), enti sussidiari dello Stato preposti alla tutela della professione e dei cittadini, non siano stati messi in condizione di analizzare e validare l’impatto di tale riforma prima della firma.
Chi gestirà il rischio clinico e la supervisione? Chi tutelerà legalmente l’infermiere nel momento in cui i confini delle competenze diventeranno labili?
Un attacco all’autonomia professionale
Senza un coinvolgimento preventivo della vasta comunità professionale, si corre il rischio di delegittimare l’autonomia dell’infermiere, trasformandolo in un mero “supervisore di mansioni” senza le necessarie garanzie giuridiche e organizzative. APSILEF denuncia questa mancanza di trasparenza: una riforma di tale portata, senza il consenso e l’analisi della rappresentanza professionale, nasce priva di una solida base di legittimità operativa!
La figura dell’Assistente Infermiere (AI) rappresenta un cambiamento strutturale che genera tensioni su tre livelli principali: identitario, gestionale e pedagogico.
1. Ambiguità giuridica e rischio clinico per l’infermiere
La professione infermieristica, già colpita da una crisi di vocazione, rischia di reagire con un “arroccamento” difensivo. La preoccupazione principale riguarda la parcellizzazione delle cure: il timore è che l’assistenza si trasformi in una serie di compiti meccanici (“lavoro per giri”), frammentando la presa in carico olistica del paziente. Questo può creare una frattura relazionale tra l’infermiere (visto solo come “pianificatore”) e l’AI (come mero “esecutore”), compromettendo l’integrazione della filiera.
2. Sfide Organizzative e Sicurezza Clinica
Dal punto di vista dei modelli organizzativi assistenziali, l’introduzione di nuove figure di supporto impone una ridefinizione dei confini di responsabilità per garantire la sicurezza delle cure e la continuità assistenziale:
Sicurezza: Il rischio di eventi avversi aumenta se l’AI viene utilizzato in contesti critici o con pazienti instabili.
Ambiguità Legale: È necessario chiarire i concetti di attribuzione e supervisione per evitare vuoti di responsabilità.
Management: I dirigenti devono possedere elevate doti di change management per guidare team multidisciplinari sempre più complessi.
3. Il Nodo Formativo e il Sistema d’Accesso
Il Piano evidenzia debolezze strutturali nel sistema educativo:
Disomogeneità: Il rischio che ogni Regione applichi gli standard del DPCM in modo differente, creando professionisti con competenze non uniformi.
Recupero del “Drop-out”: Si tenta di trasformare la criticità dell’abbandono universitario (30% degli studenti) in opportunità, permettendo il riconoscimento dei crediti per la qualifica di AI.
Qualità della Formazione: La proliferazione di enti privati non autorizzati minaccia la qualità della preparazione dei futuri AI.
In sintesi, il successo della nuova figura dipende dalla capacità del sistema di trasformare queste criticità in punti di vigilanza, garantendo che l’AI rimanga un supporto all’interno di un processo guidato dall’infermiere e non una scorciatoia organizzativa per sopperire alle carenze organiche a scapito della qualità.
Alla luce dell’analisi condotta, APSILEF non può esimersi dal denunciare come l’operato dell’ente posto alla direzione e rappresentanza della professione, in occasione della firma del “Piano Strategico per l’introduzione dell’Assistente Infermiere”, integri una serie di gravi violazioni nei confronti degli infermieri italiani:
- Violazione del Mandato di Rappresentanza: La Federazione ha agito in totale solitudine decisionale, ignorando gli OPI provinciali e la Consulta delle Associazioni. Firmare un accordo di tale portata senza aver prima consultato la base significa tradire il mandato di rappresentanza di 450.000 professionisti, riducendo l’ordine a un ente burocratico scollato dalla realtà operativa.
- Violazione del Dovere di Trasparenza e Informazione: È inammissibile che i professionisti debbano apprendere i dettagli del proprio futuro lavorativo e legale da testate giornalistiche o “fughe di notizie”, anziché dagli organi istituzionali preposti. Questo oscurantismo comunicativo mina il rapporto di fiducia tra iscritti e Federazione.
- Violazione della Tutela Professionale e Legale: Avallando una figura dai confini di responsabilità ancora labili, la Federazione espone l’infermiere a rischi legali e deontologici imprevedibili (in tema di attribuzione e supervisione), senza aver preventivamente definito le garanzie giuridiche necessarie a proteggere chi dovrà coordinare questi nuovi operatori.
- Violazione della Dignità e dell’Identità Professionale: Accettando logiche di “recupero drop-out” universitario per formare gli AI e permettendo che la carenza organica venga colmata con figure di supporto anziché con il riconoscimento economico e strutturale degli infermieri, la Federazione svilisce decenni di evoluzione accademica e clinica.
APSILEF ritiene che il Piano Strategico per l’introduzione dell’assistente infermiere, così come concepito, non garantisca né la tutela della professione infermieristica né la sicurezza delle cure, ponendo seri interrogativi sulla legittimità etica e organizzativa della riforma. Non permetteremo che la professione infermieristica venga declassata a mera funzione di “pianificazione meccanica” per sopperire a falle del sistema sanitario a scapito della sicurezza delle cure e della dignità del lavoro.
APSILEF