Nei giorni scorsi ha suscitato stupore e indignazione la proposta del senatore Massimo Garavaglia di istituire un liceo infermieristico abilitante.
Secondo il proponente questa nuova formula scolastica potrebbe colmare la carenza di infermieri nel sistema sanitario nazionale, consentendo ai giovani di entrare prima nel mondo del lavoro.
Un’idea apparentemente pragmatica, ma che nella sostanza rappresenta una grave regressione culturale e professionale, in netto contrasto con l’evoluzione che la professione infermieristica ha raggiunto in Italia e in Europa.
L’infermiere è un professionista sanitario laureato, con un bagaglio di conoscenze scientifiche, cliniche, etiche e legali che richiedono un percorso universitario solido e strutturato.
Ridurre questa formazione a un semplice percorso liceale equivale a cancellare trent’anni di progressi ottenuti grazie all’universitarizzazione della professione.
La sanità di oggi è fatta di decisioni complesse, responsabilità cliniche, competenze interdisciplinari, non di mera esecuzione di ordini.
Pensare di preparare un infermiere con un percorso pre-universitario è non solo anacronistico, ma anche pericolosamente ingenuo.
La proposta nasce da una diagnosi sbagliata.
La carenza di infermieri non è causata dalla durata della formazione bensì dalle condizioni di lavoro insostenibili, dai salari insufficienti, dalla scarsa valorizzazione professionale e dalla mancanza di riconoscimento sociale.
Molti infermieri scelgono di lasciare il sistema pubblico o di emigrare all’estero non perché la formazione sia lunga, ma perché il lavoro è sottopagato e poco rispettato.
Rendere più “facile” diventare infermieri non attirerà nuovi professionisti: al contrario, ne abbasserà la qualità e la motivazione.
L’infermieristica è una scienza basata su evidenze, fondata sulla capacità di valutazione, ragionamento clinico, autonomia decisionale e gestione della complessità.
Tutto ciò non può essere compresso in un ciclo liceale.
Una formazione superficiale metterebbe a rischio non solo la dignità della professione, ma anche la sicurezza dei pazienti.
Gli standard europei, sanciti dalla Direttiva 2013/55/UE, prevedono un percorso universitario di almeno tre anni e oltre 4600 ore di formazione teorico-pratica.
Ignorare tali requisiti significherebbe isolare l’Italia e privare i futuri infermieri del riconoscimento internazionale delle loro competenze.
Da un rappresentante delle istituzioni ci si aspetta una visione lungimirante, capace di valorizzare la professionalità e di investire nella formazione di qualità.
Proporre un liceo abilitante lancia invece un messaggio devastante: che l’infermieristica possa essere ridotta a un mestiere, e non riconosciuta per ciò che è – una professione intellettuale e scientifica al servizio della persona, della comunità e del sistema sanitario.
Per affrontare la carenza di infermieri servono politiche serie, non scorciatoie.
Le risposte possibili sono chiare: garantire condizioni di lavoro dignitose, con stipendi e carriere coerenti con le responsabilità assunte; sostenere le specializzazioni infermieristiche, che rappresentano un valore aggiunto nella gestione dei percorsi clinico-assistenziali; promuovere la ricerca e la formazione continua, veri pilastri dell’eccellenza professionale.
Solo così si costruisce un sistema sanitario forte e sostenibile, fondato su competenza, qualità e sicurezza.
Il liceo infermieristico non è una soluzione, ma un errore concettuale che tradisce una visione antiquata della sanità.
La professione infermieristica non ha bisogno di percorsi abbreviati, ma di riconoscimento, rispetto e valorizzazione.
Abbassare il livello della formazione significa abbassare anche la qualità dell’assistenza e mettere a rischio il diritto alla salute dei cittadini.
Difendere la formazione universitaria infermieristica significa difendere la competenza, la sicurezza e la dignità di un’intera categoria professionale, pilastro insostituibile del nostro Servizio Sanitario Nazionale.
dott.ssa Anna Arnone Infermiera Legale Forense – Ufficio Stampa APSILEF
Considerazioni della Presidente APSILEF Mara Pavan
APSILEF (Associazione Professioni Sanitarie Infermieristiche Legali e Forensi), nel rispetto della propria missione istituzionale di tutela e promozione della professione infermieristica, esprime la più ferma contrarietà a ogni proposta che miri a ridurre il livello formativo degli infermieri o a sminuirne il ruolo nel sistema sanitario.
L’Associazione ribadisce che la qualità dell’assistenza, la sicurezza dei cittadini e la credibilità del Servizio Sanitario Nazionale si fondano su una formazione universitaria di alto profilo, scientificamente e professionalmente qualificante.
APSILEF invita pertanto le istituzioni a intraprendere un percorso di confronto serio e costruttivo con le rappresentanze professionali, orientato a valorizzare le competenze e la crescita dei professionisti della salute, e a investire su condizioni di lavoro, formazione continua e sviluppo di carriera.
Solo politiche lungimiranti e basate sul riconoscimento del valore delle professioni sanitarie possono garantire un futuro solido e sostenibile per la sanità italiana.