Siamo sicuri che il paternalismo medico sia al tramonto….?

Da alcuni anni ormai si parla di «medicina centrata sul paziente» per distinguerla da quella del passato, segnata invece da un approccio «paternalistico», in cui il medico assumeva la funzione di “tutore” del paziente; il malato aveva un’assoluta fiducia nel suo curante e non era neanche immaginabile che potesse partecipare alle decisioni terapeutiche. La medicina centrata sul paziente, invece, porta allo sviluppo di un nuovo modello di relazione terapeutica, in cui il paziente è coinvolto in modo attivo nel processo decisionale, è informato, e può esprimere il proprio parere sul percorso da intraprendere.

In tal senso ci si aspetterebbe dalla professione medica una modifica di alcuni processi anacronistici di “paternalismo”, invece si annovera in alcuni contesti che esso oltre ad essere “vivo e vegeto” venga esteso alle altre figure professionali, ritenute “culturalmente” assoggettabili se non addirittura “subalterne”.

Come si sa i vizi sono duri a morire ma ritengo che bisogna difendere in tutti i modi ed in tutte le sedi l’autonomia culturale della professione, sottraendola ai tentativi non troppo celati di “sudditanza”. Bisogna difendere quell’autonomia conquistata con tanti sacrifici con l’arricchimento culturale unica arma per un riscatto sociale da troppo tempo atteso e sperato.

Non si tratta di rivalsa o rivincita sulla professione medica ma solo di una piena presa di coscienza del proprio ruolo all’interno del Servizio Sanitario e della società.

Indubbiamente l’evoluzione formativa che la professione sta vivendo acuisce quelle criticità insite nel rapporto medico-infermiere (che storicamente) era visto come “ancellare”.

Ora immaginare di cancellare con un colpo di spugna tutto ciò sarebbe da sciocchi, ma pensare di rimanere inerti sarebbe da stolti.

Ritengo che la grande sfida della professione in un futuro neanche troppo lontano consista nella ricerca di un’area ben definita di intervento professionale nella quale esprimere a pieno l’essenza dell’infermieristica.

Francesco Paolucci, Ufficio Stampa APSILEF

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