Quando le parole hanno un peso!

Le parole della conduttrice Francesca Leosini, durante l’intervista ad Antonio Ciontoli andate in onda su Rai 3 durante la trasmissione “Storie Maledette” di cui riporto il testo…
“L’infermiera non era neanche qualificata per rendersi conto delle condizioni di Marco (Vannini n.d.r.), l’infermiera non è un medico insomma, voglio dire è un’infermiera, non aveva un titolo sufficente, diciamo… faceva il suo, ma insomma… non aveva il titolo sufficiente per capire che il ragazzo non era stato ferito da una punta di pettine”…pronunciate da chi dovrebbe essere un professionista della divulgazione dell’informazione la dicono lunga sulla considerazione che ha la società della professione.
Dalle affermazioni emergono prepotentemente stereotipi del passato, dove la professionalità non viene riconosciuta, anzi ridicolizzata con un pizzico di compassione per noi poveri mentecatti.
Ora nulla di personale contro la conduttrice Leosini (che dalla Sua almeno ha l’attenuante anagrafica), ma è davvero penoso assistere a queste uscite infelici.
Al di la’ della netta condanna (e a mio avviso delle scuse che la conduttrice e la rete televisiva devono agli infermieri) , mi chiedo di quali strumenti di tutela la professione deve munirsi per controbattere a tali affermazioni.
Sicuramente necessario è riavvicinarsi al cittadino/utente e non solo con campagne più o meno social, flash mob più o meno ridicoli ma sopratutto riconquistando la dignità attraverso la consapevolezza della professionalità esercitata.
Ovviamente non ci esprimiamo sul caso Vannini, ma quello che emerge e’ che l’operatrice del 118 ha svolto il proprio lavoro ed ha fatto le proprie valutazioni tenendo conto anche di quanto riferito dalla persona che ha effettuato la chiamata (di certo non poteva sapere che si stava consumando un omicidio).
Il personale infermieristico addetto alla ricezione delle chiamate del 118 in pochi minuti deve circostanziare l’evento e per quanto possibile collocarlo in una scala di gravità/pericolosità e sicuramente la fase della raccolta dati è fondamentale per innescare la cascata decisionale.
Chiediamo al giornalismo di raccontare la verità dei fatti e con la stessa oggettività prendersi la responsabilità delle affermazioni sostenute (a maggior ragione quando si utilizza un mezzo ti comunicazione).

Francesco Paolucci, Ufficio Stampa APSILEF.

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