Neonata morta di meningite, assolta la pediatra

Il medico aveva visitato la bimba pochi giorni prima del decesso ravvisando i sintomi di un’influenza. Il Tribunale, tuttavia, ha escluso ogni responsabilità disponendo il non luogo a procedere nei confronti dell’imputata.

8 ottobre 2016 – E’ stata prosciolta da ogni accusa la pediatra finita sul banco degli imputati per la morte di una neonata di 50 giorni, deceduta nel febbraio del 2015 all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna a causa di una meningite da streptococco. I genitori della piccola, una coppia di origini moldave, aveva immediatamente avanzato dubbi circa l’operato del medico che aveva visitato la bambina nel corso di un primo ricovero all’Ospedale Maggiore, avvenuto una decina di giorni di prima. La pediatra aveva ritenuto che i sintomi presentati dalla neonata fossero tipici di una semplice influenza. Per la famiglia, il medico sottostimò i segnali della meningite; se invece avesse diagnosticato correttamente la patologia, la figlioletta  avrebbe avuto la possibilità di salvarsi.

Inizialmente i medici iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo erano due; l’avviso di garanzia, oltre che nei confronti della pediatra, era scattato anche per il dottore che aveva trattato la madre della neonata durante il parto. Sempre la famiglia, infatti,  aveva ipotizzato che la donna non era stata sottoposta ad alcuna profilassi antibiotica durante il parto, nonostante un tampone effettuato poche settimane prima fosse risultato positivo al batterio. Le cartelle cliniche sequestrate dalla Procura attraverso i Nas avevano invece evidenziato che la profilassi era stata fatta. Di qui la richiesta di archiviazione del fascicolo da parte del Pubblico ministero. Ma, in seguito all’opposizione degli avvocati dei genitori, il Gip aveva ordinato l’imputazione coatta solo per la pediatra.

Successivamente il Giudice per l’udienza preliminare ha disposto un’audizione suppletiva dei consulenti medico-legali per capire se il medico aveva il dovere e il potere di accedere alla cartella clinica della piccola paziente. Dopo tale audizione e all’esito della discussione delle parti il Gup ha disposto il non luogo a procedere nei confronti dell’imputata. La sentenza ha tenuto conto dell’articolo 425 del codice di procedura penale secondo cui gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio. “A nostro avviso, invece c’erano gli elementi per sostenere l’accusa”, ha dichiarato i legali della famiglia, che hanno fatto sapere che attenderanno le motivazioni della sentenza per valutare eventuali ulteriori azioni.

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