Le maglie troppo larghe della “Rete FNOPI”, hanno fatto scivolare via la specialistica legale forense. Si spera in un rattoppo.

Lo scorso 27 luglio, sul sito della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche veniva dato risalto alla nascita della “Rete FNOPI” con tale titolo: “Nasce la Rete FNOPI con Osservatori e cabina di regìa: un think tank per lo sviluppo della professione”.

Senza dubbio un bel titolo, che risaltava nobili intenti, richiamando un concetto, il tanto sdoganato think tank che definisce in poche parole un contenitore, un serbatoio di idee e di intenti.

In realtà indica un organismo, quasi una task force, tanto per restare nell’inglesismo, in cui un gruppo di esperti, ognuno specialista e rispondente nella propria materia, si impegnano a lavorare in sintonia per raggiungere obiettivi comuni quali lo sviluppo della professione.

Infatti leggiamo: La cabina di regìa è un organismo condiviso con il Comitato centrale della Federazione a cui spetterà il compito della definizione delle linee di indirizzo della “Rete FNOPI” grazie ad analisi ampie sul piano politico e professionale che poi la FNOPI e gli OPI Provinciali tradurranno con osservatori, gruppi di lavoro e tavoli tecnici in azioni necessarie e condivise per lo sviluppo della professione infermieristica.

Quattro osservatori e una cabina di regìa: nasce la “rete FNOPI”.

Leggiamo tante belle parole, emergono soddisfacenti e lungimiranti propositi:

  • di crescita;
  • di futurismo assorto, ma dinamico e benefattore della salute dei cittadini.

Ben vengano quanti più gruppi e tavoli tecnici possibili, soprattutto questi ultimi (per lo sviluppo professionale sono indiscutibili: non vedo l’ora!).

Una organizzazione che assieme alle Consulte già costituite lo scorso anno per la formazione, con le Associazioni infermieristiche e con i cittadini e con il supporto dei centri di eccellenza infermieristica, del Centro studi della Federazione e degli Ordini provinciali , costituirà la colonna portante della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche nei prossimi anni su cui si baseranno scelte organizzative, professionali e politiche per la crescita e l’affermazione della professione infermieristica che rappresenta con i suoi oltre 440mila iscritti quasi la metà della forza lavoro sanitaria, pubblica e privata.

 

E’ vero, le Consulte, occorre consultarle sempre, altrimenti che ci starebbero a fare?

Non a caso la Consulta delle Associazioni Infermieristiche non si sa che fine abbia fatto, dato che dal Congresso FNOPI di marzo non da segnali di vita.

E la colonna portante è solida, e noi 400.000 la sosteniamo impavidi.

I nuovi Osservatori permanenti sono dedicati alla libera professione, a occupazione e lavoro, formazione e ricerca, esercizio e responsabilità.

Il secondo dovrà:

  • individuare e analizzare le aree lavorative peculiari della professione infermieristica e relative tematiche di interesse professionale;
  • effettuare un monitoraggio continuo sull’abuso professionale.

 

L’Osservatorio su formazione e ricerca si occuperà delle specializzazioni infermieristiche con la revisione dei percorsi formativi e dell’infungibilità dell’infermiere, comparando le diverse realtà europee. E sarà naturalmente in stretto contatto con la Consulta della formazione.

 

“In questo momento – dichiara la presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli – dobbiamo investire su noi stessi,.

Moltissimi di noi hanno investito in ciò che a suo tempo era stato, infatti, indicato proprio da FNOPI, frequentando il Master Legale Forense.

Ma ora, la cabina di regia non ha chiamato gli attori principali come OPI e Consulta, ma solo alcune “comparse”.

E’ bello fare rete, ma lo si deve fare con tutti, sennò che rete sarebbe?

Questa volta le maglie si sono troppo allargate.

E la la FNOPI, dopo aver preparato la strada alla tanto acclarata specialistica, ci ha fatto un grosso buco per buttarla fuori, in un mare in tempesta.

Chapeau! O, tanto di cappello.

Lasciando l’inglesismo, per chi ci accusa di essere solo scrivani, di copiare…e non amanuensi.

Almeno è buona norma cambiare, un pò di inglese, un pò di francese, qualche sottolineatura quà e là, un pò di grassetto, e così via, nessuno se ne accorge.

Dott. Giovanni Trianni Ufficio Stampa Apsilef.

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