INFERMIERI, UN POPOLO DI SANTI, POETI, DEMANSIONATI……E MILLANTATORI!

Continua imperterrito l’indottrinamento di massa della FNOPI sul tema dell’infermieristica forense.
Non basta aver firmato un accordo con il CNF-CSM fortemente limitante (cosa che le altre professioni sanitarie non hanno fatto -vedi FNOPO), ora si vorrebbe far passare il principio che vi sia necessità di un “nulla osta” o “lascia passare” affinché un infermiere in possesso dei criteri richiesti possa iscriversi all’albo CTU e leggittimarsi presso i tribunali.
Ora che il concetto che l’Ordine tuteli, vigili ed orienti la professione non viene messo in diacussione, ma che ci sia la necessità di un “amministratore di sostegno” mi sembra un po’ troppo.
Non si vuole proprio accettare che il singolo professionista in possesso dei requisiti e delle competenze (certificate) possa autoleggittimarsi, come accade del resto in tutte le altre professioni (il perché della necessità di una balia fatico proprio ad accettarlo).
È paradossale essere additati come “millantatori”; vi è un concetto di “competenze” alquanto bizzarro.
Deve essere chiaro che non vi è bisogno di un organismo “selezionatore” per infermieri forensi, dove la logica clientelare (amici degli amici) trovi spazio; devono esserci invece regole certe e requisiti stringenti e che siano chiari e soprattutto “equi”.
Deve esserci inoltre un diritto di accesso alle liste dei periti che non sia “pilotato”.
Non mi sento un “millantatore’, un agitatore o peggio un sovvertitore delle folle, ma è inaccettabile essere ancora trattati come “dementi ” o peggio “ignoranti” e pergiunta dal nostro stesso Ordine.
L’autorevolezza (come più volte scritto) ci viene riconosciuta dagli altri (meglio se dagli avversari) ma l’autoreferenzialità è frutto quella si dell’ignoranza.
Non riusciamo proprio a scrollarci di dosso il vizio di anteporre la nostra “interpretazione” della professione…(.il vecchio detto “si è sempre fatto così”) alla realtà, ossia una professione fondata sul pensiero scientifico e sottesa all’oggettività e non alla soggettività di pochi.
Francesco Paolucco, Ufficio Stampa APSILEF.

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