Infermieri e selfie sui socialnetwork: “cautela nell’interesse di tutti”!

Il 29 marzo il Ministero della Salute ha emesso una nota, rivolta agli Ordini dei Medici, degli Infermieri, delle Ostetriche e dei Tecnici di radiologia (e altre figure professionali operanti in sanità), invitando le rispettive Federazioni nazionali a ricordare quanto può essere potenzialmente rischioso l’uso dei social per quanto concerne i concetti di privacy, e la tutela dei dati sensibili dei pazienti a carico del Servizio Sanitario Nazionale italiano.

14 aprile 2017 – InterFrancesco Falli, presidente del Collegio Ipasvi di La Spezia è stato categorico: vista al Presidente del Collegio IPASVI di La Spezia Francesco Falli, che già da anni ha accreditato per il suo Collegio un evento ECM che viene periodicamente riproposto, anche presso le sedi di altri Collegi IPASVI italiani, proprio per sensibilizzare su questo tema.

Francesco, come nasce questo interesse per l’argomento?

Perchè ci siamo trovati a leggere, sui social, cose sinceramente un pò eccessive, in generale; e soprattutto perchè abbiamo visto alcuni colleghi ricevere sanzioni e provvedimenti disciplinari (non mi riferisco necessariamente nella nostra zona) per commenti particolari, o per avere postato foto di pazienti: anche senza voler creare danno, ci sono state talvolta reazioni molto accese da un punto di vista mediatico.

Ritieni che il problema di un approccio ”leggero” nei confronti dei social sia più marcato nella nostra professione?

No, credo di no; penso che un atteggiamento piuttosto leggero verso le cose che si inseriscono sui nostri profili social riguardi tanti cittadini, ed in tutto il mondo. Molti, ad esempio, ci tengono a condividere le caratteristiche delle proprie realtà professionali. E questo vale per qualunque genere di impegno lavorativo. Ma mentre per un gelataio, o un fabbro, postare la immagine di un proprio prodotto non può causare problemi a terzi soggetti, se è un sanitario che condivide -per dimostrare di essere coinvolto in un momento complesso – una ”foto di ambiente”, magari in un affollato pronto soccorso, si espone a rischi. Ed espone a rischi la privacy dei suoi assistiti. Purtroppo possono restare nella foto volti di assistiti che non desiderano apparire; o gli stessi in situazioni di particolare delicatezza.

Ricordi casi particolari?

Certo, ed in un caso che avevo appreso dalla cronaca, ho poi potuto ascoltare direttamente la versione parlandone con la protagonista. Si tratta di una brava collega infermiera del Nord Ovest che pubblicò, dopo una impegnativa giornata di lavoro in una terapia intensiva, un suo selfie sul suo profilo Facebook. La foto la ritraeva nel suo ambiente di lavoro, accompagnato da parole che sinceramente erano di chiaro orgoglio professionale, di quello buono; nel parlare con lei, molto più giovane, ho …incontrato quello che io ero 30 anni fa, quando lavoravo in rianimazione e andavo al lavoro molto contento, molto felice perchè sapevo di essere parte di un team affiatato e competente. Purtroppo quel slefie aveva coinvolto sullo sfondo un malato che venne poi facilmente riconosciuto da alcuni familiari. Si scatenò un processo sui giornali, ancor prima che in Azienda; poi alla fine , dimostrata la buona fede, questa collega ne uscì abbastanza bene: fino a quando la Corte dei Conti della sua Regione decise di avanzare una richiesta per danno di immagine…”

Ma esistono norme per regolare un pò ciò che intendiamo mettere?

Certo: uno dei principali errori è ritenere che sia possibile fare sui social ciò che si crede, come in una sorta di terra di nessuno. Ma se io ora scrivessi su un social degli insulti pesanti verso qualcuno, questo configurerebbe il reato di diffamazione aggravata, come ha sentenziato la corte di Cassazione. E essere dentro un ‘gruppo chiuso’ di migliaia di persone non è assolutamente un ambito limitato. Siamo in una emorme piazza virtuale, e le fesserie che si lasciano possono essere usate contro di noi anche se non sono esattamente un reato…si pensi – è accaduto anche questo- a chi perde il posto di lavoro, perchè magari ha espresso valutazioni pesantemente negative verso una categoria di persone (mi riferisco a religioni, etnie, appartenenze politiche) e scopre – solo dopo…- che i suoi datori di lavoro sono compresi nella categoria…insultata: è accaduto.”

Però vorrei tornare alle regole: quindi leggi che regolano il traffico sui social esistono

Certo: sono leggi generiche, come quelle che puniscono , appunto, la diffamazione, l’oltraggio, la calunnia; e poi ci sono quelle specifiche, della nostra professione. L’attuale Codice Deontologico dell’Infermiere, che ha più di un passaggio interessante al riguardo, ripete all’art.42 che l’Infermiere: ”… tutela la dignità propria e dei colleghi, attraverso comportamenti ispirati al rispetto e alla solidarietà.” E’ ovvio che se io insulto altri colleghi, più o meno conosciuti, più o meno nel mio gruppo, ho già violato questo articolo. Se poi pubblico commenti o foto dei miei assistiti, senza un loro consenso, direi che altri articoli, come il 26 e il 28 (rispetto dei dati sensibili, e rispetto del segreto professionale) sono stati violati. Nel caso del segreto professionale vado a violare anche l’art 622 del Codice Penale, ovviamente…. Ci sono poi anche gli aspetti che possono essere sgraditi al mio datore di lavoro: se pubblico la foto di una finestra rotta, dicendo che sarebbe l’ora di ripararla, potrei essere facilmente accusato di non aver rispettato il necessario rapporto di fiducia con l’azienda o struttura…

Certe cose possono sembrare eccessive…

Non c’è dubbio: ma sono realmente accadute. purtroppo, mentre facciamo delibere sull’anticorruzione anche per bere un caffè – benissimo, d’accordo….- i grandi reati sfuggono non di rado alla Legge: mentre è molto facile denunciare uno che ha appena scritto che sei scemo su Facebook. Perchè non solo lo ha scritto, lo ha anche firmato!…”

Hai dei suggerimenti utili?”

In fondo, solo il buon senso. E’ dimostrato da psicologi che hanno studiato il fenomeno che i social creano una specie di dipendenza; che fanno emergere in noi aspetti ”forzosi”… ma dobbiamo sempre trovare la forza di ragionare, prima di cliccare ”invio”… se è proprio il caso di postare la foto presa sul luogo di lavoro…se è proprio il caso di inserire quel commento… lo so, c’è chi si fa paladino della libertà di opinione, e ci mancherebbe altro. Ma se entro in un bar e dico a qualcuno che è un idiota, e lo faccio di fronte a testimoni, è inevitabile che io poi ne subisca conseguenze. Idem sui social: non è assolutamente un luogo senza regole. Anche la nostra Federazione ha più volte ricordato di valutare se è veramente il caso di postare e inserire frasi, foto, relative a situazioni professionali.

La Circolare del Ministero della Salute è chiara: Infermieri e Professionisti della Salute fate attenzione a ciò che postate!

Ci sarebbe da parlare per ore di questo…

Sì: vorrei solo ricordare che conviene sempre fare attenzione ed evitare, anche nelle chat allargate di WhatsApp, commenti pericolosi. Non dimentichiamo che se è vero che l’art 15 della Costituzione indica che la corrispondenza è inviolabile, ciò vale solo se ci scriviamo una lettera tu ed io. Ma se la chat su WhatsApp riguarda 34, 50, o 120 persone è impossibile rispettare questo aspetto, e la libertà ed il vantaggio della condivisione è legata anche alla ipotesi, al rischio fattibile, di divulgazione verso terzi, a chi non è in quella chat, in quel gruppo: e magari c’è chi è stato insultato da qualcuno all’interno del gruppo; e questi (il danneggiato) viene avvisato da un altro membro della chat: c’è chi per questo è stato licenziato, quando il soggetto insultato era il datore di lavoro dei componenti il gruppo…

Sei anche docente in Università: tesi su questa materia ne hai già seguite?

Sì, un paio già un anno fa, con studenti del polo della mia città, e sono state molto interessanti: sono anche un Infermiere legale e forense e la materia è ricca di spunti normativi e legali. Spero che i colleghi si rendano conto che la nota ministeriale non è un modo di impedire la loro possibilità di esprimersi, anzi: i social sono molto utili anche allo scambio di informazioni, perfino a quelle di questione professionale, a ragionamenti di impegno e interesse legati alla nostra politica professionale. Però vanno evitati scivoloni pericolosi per noi e per i nostri assistiti.

E se un mio assistito mi insulta o minaccia sui social?

So che ci sono stati casi simili, di pazienti che hanno attaccato pesantemente con insulti, addirittura minacciando, alcuni medici, infermieri, ostetriche… Valgono le stesse regole: non è permesso e ciò rappresenta un reato. Ovviamente è poi il danneggiato, o chi si ritiene tale, a dover procedere.

di 

http://www.assocarenews.it/index.php/it/infermieristica/item/258-infermieri-selfie-licenziamento-ministerosalute.html

apsilef

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