Il gioco dell’oca delle competenze infermieristiche

In relazione al Protocollo d’intesa tra Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI), Consiglio nazionale forense e Consiglio superiore della Magistratura, doveroso risulta fare una riflessione.

La “speciale competenza”, come ribadito “non è il solo possesso del titolo abilitativo alla professione, ma la concreta conoscenza teorica e pratica della disciplina, come emerge sia dal curriculum formativo e/o scientifico sia dall’esperienza professionale del singolo esperto.”

Riconoscendo però elementi di valutazione “primari” e “secondari”, come presupposto per la scelta dei periti e consulenti dei tribunali, creando di fatto una sperequazione di trattamento all’interno della professione stessa.

Da una parte si continua ad incentivare percorsi formati atti ad elevare le “competenze specialistiche” (in realtà mai riconosciute) per poi come nel gioco dell’Oca ritornare dal punto di partenza ed affidando alla mera sorte di determinarne il vincitore.

Un gioco semplice ma spietato ci sarebbe da dire, poiché la sorte è l’unica determinante (tutto è rimesso costantemente in gioco) è nella nostra professione questo non è accettabile.

Le competenze, il percorso formativo, la formazione post-base non sono dettate dalla “sorte” ma dall’impegno e dalla serietà del professionista che “investe” in formazione e giustamente vuole vedere riconosciuto il suo impegno nelle sedi opportune (in primis dal proprio Ordine). La diversificazione del percorso formativo che negli anni ha visto la nostra professione deve essere inteso come un “valore aggiunto”, dettato dalla trasversalità di intervento che il nostro Profilo individua nelle diverse aree della tutela della salute del singolo e della collettività.

Il rischio di creare percorsi formativi privi di sbocchi applicativi peculiari (finalizzati solo ad implementare fascicoli curriculari) provoca meccanismi di “cortocircuito” che portano alla creazione di molteplici percorsi formativi paralleli, dove il vincitore (come nel gioco dell’Oca) è determinato (nella migliore delle ipotesi) dalla sorte.

Dott. Paolucci Francesco Ufficio Stampa Apsilef

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