Comunicare per trasferire conoscenza, consigli per il formatore

Noi infermieri, per professione, parliamo con la gente, interagiamo con gli utenti, dialoghiamo con i familiari, educhiamo studenti e caregiver e molto altro ancora. Non sempre, però, abbiamo la certezza di trasferire effettivamente le nostre conoscenze agli interlocutori, studenti, assistiti o colleghi che siano.

Parlare in pubblico: lo fai nel modo giusto?

Sempre più spesso noi professionisti sanitari siamo chiamati ad esporre nostri lavori, nostre pubblicazioni, relazioni ed esperienze; insomma, sempre più spesso ci troviamo a dover parlare in pubblico.

Gli infermieri per professione parlano con la gente, interagiscono con gli utenti, dialogano con i familiari, educano i caregivers e molto altro ancora. Ma entrando nelle università, aprendo le porte delle aule di Infermieristica, siamo sicuri di “ascoltare” docenti in grado davvero di trasferire conoscenze agli studenti?

Partiamo da un dato: negli Stati Uniti moltissimi studenti di Infermieristica soffrono la noia dei docenti. Nel libro “Formazione Infermieristica. Strategie per una trasformazione radicale”, gli autori (P. Benner, M. Sutphen, V. Leonard e L. Day), intervistando studenti di vari corsi di infermieristica, raccontano di esperienze davvero negative vissute dai discenti.

Perché? Semplice: i docenti, spesso, sono ottimi infermieri, esperti nel loro lavoro, all’avanguardia da un punto di vista pratico, tuttavia non sempre sono in grado di trasferire la loro professionalità all’interno di contesti formativi.

La comodità ha prevalso sull’esplorazione e sulla curiosità e ha negato o ignorato in modo sconcertante la ricchezza dell’esperienza che gli studenti fanno in ambito clinico. Come ha riassunto uno studente: a tutti i livelli, con buoni o cattivi formatori, si utilizza veramente troppo Power Point. I docenti non ci forniscono abbastanza esempi di come la teoria si colleghi con la pratica. (Formazione infermieristica. Strategie per una trasformazione radicale, 2015 Edra, p. 63-65)

Ancora una volta, perché? Perché avviene questo? Nel suo libro “Come parlare in pubblico e convincere gli altri”, Dale Carnegie scrive: Nella nostra esistenza tutto è in qualche modo comunicazione. E la realizzazione personale, sia nella sfera lavorativa che in quella privata, dipende in larga misura dalla capacità di comunicare con chiarezza ai nostri simili chi siamo, che cosa desideriamo, in che cosa crediamo. Non solo i grandi oratori e le personalità pubbliche, ma tutti noi siamo quotidianamente chiamati a prendere la parola in situazioni che richiedono coerenza di pensiero e forza espressiva.

A questo punto la risposta alla precedente domanda potrebbe essere la seguente: forse perché alcuni docenti utilizzano la suddetta “comodità” per percorrere una strada sicura, senza sporgere la testa al di là del muro, rimanendo all’interno del modello “copia-incolla”, senza essere in grado di trasferire conoscenza e cultura.

Una soluzione al problema

Quale potrebbe essere la soluzione? Imparare a parlare in pubblico!

Nella “valigia del formatore” non possono mancare spunti di riflessione e tattiche comunicative, come ad esempio:

Prima di entrare in scena prendetevi 5 minuti tutti per voi. Di fronte ad uno specchio, da soli, ripetetevi per 3 volte: “Andrà bene, andrà bene, andrà bene”. Poi, con aria sicura, fate il vostro ingresso in aula e conquistatevi il pubblico.

Sfruttando queste poche, semplici regole per parlare in pubblico, esprimendosi con chiarezza, vigore ed enfasi, si avrà la possibilità di catalizzare a sé i discenti, riuscendo nel delicato e difficile compito di trasferire qualcosa a qualcuno.

di Muzio Stornelli

http://www.nurse24.it/infermiere/comunicare-per-trasferire-conoscenza-consigli-per-il-formatore.html

Share this post