Categoria: notizie

Non è un sogno ….ma una solida realtà…..parola di APSILEF!

Facciamo nostra una frase di un celebre spot per ricordare a tutti noi l’importanza di portare avanti le idee e lottare per concretizzarle…il nostro stile è inconfondibile, pacato, rispettoso ma allo stesso tempo determinato e coerente….si è proprio la coerenza nelle nostre idee la nostra vera forza…..in un modo di millantatori dove si dice tutto ed il contrario di tutto vi è più che mai la necessità di far sentire forte la nostra voce.
La nostra professione oggi ha necessità di svoltare pagina (se necessario anche a colpi di sentenze), fissando nuovi obiettivi da raggiungere.
Bisogna istillare nei nuovi professionisti ambizione e gratificazione, autonomia e responsabilità in ciò che fanno e saranno chiamati a fare.
Possiamo rimanere legati al passato, (soluzione comoda, non impegnativa tranquilla direi) e continuare a lamentarsi (dando sfogo alle nostre frustazione tramite i sicial) o potremmo affidarci ai millantatori o ai venditori di fumo senza però lamentarci del prevedibile raggiro.
Niente di tutto ciò….la soluzione migliore è sempre la più semplice….credere in se stessi ed in coloro che portano avanti le proprie idee con passione, dedizione e costanza.
Noi di APSILEF cerchiamo di farlo tutti i giorni nel modo piu obiettivo possibile, corretto e chiaro..restituendo quel rispetto della professione che da troppo tempo viene a mancare.

Francesco Paolucci, Ufficio Stampa APSILEF.

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AADI smantella la “cabina di regia” della FNOPI sul demansionamento.

La cabina era quella sbagliata: alcuni personaggi, i soliti, pensavano si trattasse di “cabina al mare”, pertanto ci erano entrati solo per il cambio di costume, raccontarsi barzellette e poltrire.
E così tra un cambio e l’altro, tra una partita a ramino ed una a “ruba mazzo”, l’ambiente confortevole non li aveva più fatti uscire nè produrre risultati contro il demansionamento, ma solo ragnatele e polvere.

Non sembra strano parlare di cabine in questo periodo. Il sole e il mare ci vanno a braccetto, e l’invito alla tintarella è irresistibilmente dietro l’angolo. La cabina serve per un rinfranco dall’afa cocente, una protezione alle nostre cose e vettovaglie marine, serve come decoro e privacy alla pudicizia del cambio costume. Essa è ricercata, ambita, ma purtroppo cara e rimane una bolla di miraggio estivo, quando grondanti di sudore ci accontentiamo di rimanere nelle spese (giustamente) o ci rincuoriamo (a malincuore) che la spiaggia ne sia sprovvista dato l’esiguo budget.
Tante virtù, innumerevoli usi e necessità si oggettivizzano in uno spazio ristretto e per pochi giorni all’anno, tra code e spintoni di turisti fruitori impassibili sotto i 50 gradi all’ombra come noi.
Ma quando il tempo è più dilatato e si traduce quasi per tutta la vita, in un contesto vitale come il lavoro, beh, la cabina assume un valore diverso, necessitante di soddisfazioni, foriero di novità, paladino delle ingiustizie, risolutivo quasi a livello mistico.
Quando il lavoro è la nostra vita, ogni intoppo e difficoltà, la vita te la stravolge, in una intensità di connessione imprescindibile.
Perciò in questo scenario è più giusto e sentito parlare perlopiù di “cabina di regia”. Già perché la sola parola “regia” unita alla “cabina” ci aiuta a capire che prima o poi una risposta, una svolta ci potrà essere, visto che canonicamente in una cabina di regia c’è qualcuno che lavora intensamente per noi, gestisce le difficoltà, appiana le questioni grazie ale sinergie degli “abitanti misteriosi cabinomani” che sudano e sudano ma prima o poi una soluzione te la trovano senza dubbio.
Così in un lontano 1° settembre dello scorso anno avvenne una prima vera e propria presa di posizione sul demansionamento da parte di FNOPI. Si disse “ora basta”, non si può continuare così. E la cosa che subito dopo non preoccupò (fino ad oggi) è che si iniziò la costruzione di una cabina di regia che si occupasse di “…analisi e proposte su più livelli…” Analisi e controanalisi, cabine e controcabine, gruppi di qua e là, sofismi, giri di parole, e giri…di letto e spazzamenti che gli infermieri in attesa ancora continuavano a fare.
Qualcosa è successo, ma non per merito dei misteriosi abitanti…della cabina. Ma grazie ad AADI sempre in primo piano per difendere a spada tratta tutti gli infermieri vittime dei soprusi perpetrati ormai perfino da una federazione che dovrebbe difenderli e indirizzarli sulla giusta via della professionalità e dell’autonomia.
Con la sentenza n°6954 sez. Lavoro Tribunale di Roma di questo mese destinata a fare storia nell’infermieristica italiana, si smantella un velo oscuro e pietoso che la stessa FNOPI non ha avuto mai il coraggio di affrontare, tentando di sperperare a suon di gettoni imbucati nella fessura jukebox della famosa cabina (Euro 150,00 cadauno a presenza in cabina). Purtroppo nessuna musica partiva, al contrario dal di dentro i soliti schiamazzi e sollazzi prolungavano la villeggiatura dei “beatificati”, e l’agonia di noi poveri infermieri costretti ad essere sfruttati da Dirigenza infermieristca e Aziende, su di una strada piena di buche imboccata dalla federazione ad arte, anche indirizzando e fuorviando protocolli dei DDL e Magistrale, nei quali ancora non si ha una significativa dicotomia da mansioni estranee al profilo (vedi domande ai test).
Ora chi avrà il coraggio di bussare alla porta della cabina e dire agli “eletti” che la storia è cambiata, e il cambio di costume è finito?
Fuori si è formata una fila di circa 450.000 infermieri, che richiede indietro i soldi dei gettoni!
Bussiamo piano, potrebbe essere l’ora della siesta!!!

InfermiereLegale Forense
Ufficio Stampa APSILEF
Giovanni Trianni

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EDIZIONE STRAORDINARIA: IL DEMANSIONAMENTO ESISTE , LO SENTENZIA LA 1°sez. LAVORO DEL TRIBUNALE DI ROMA

La realtà processuale emersa e cristallizzata dall’ultima Sentenza in merito, non fa altro che confermare quanto da tempo (e da molti) viene sostenuto, ossia che il demansionamento infermieristico esiste, e pone chi lo esercita al di fuori della sfera del diritto.
Ora, in diverso contesto tale verità sarebbe ovvia, condivisa dalla totalità dei professionisti (poiché persegue il fine deontologico della dignità del proprio agire professionale), ma nella realtà infermieristica italiana trova (incredibilmente) accaniti oppositori.
Possibile che la realtà di fatto (e come acclarato anche quella processuale) sia messa in discussione in virtù di un richiamo alle “radici” della professione.
Sulle nostre radici (umili ed ancellari -realtà storica) é stato “innestato” il pensiero scientifico, intellettuale, critico sotteso al metodo scientifico; questo non significa che vi è un rinnego delle proprie origini (poiché negare il proprio passato non ci permette di orientarci nel futuro – perdendone di fatto la direttrice-).
Il restare ancorati al passato  (o alle radici) non permette che il futuro della professione si manifesti.
Pensare che la professione tragga slancio dal passato risulta oltre che errato  anacronistico; il passato è fondamentale poiché funge da “leva” allo slancio in avanti, negare ciò significa preferire l’immobilismo (Cit. Dal Gattopardo – tutto cambi affinché  nulla cambi-).
Non vi è faziosità nell’affermare ciò, non vi è autoreferenzialità, vi è solo consapevolezza del proprio agire. 
La Professione deve trarre linfa vitale dal confronto non dall’indottrinamento, non vi è “cultura” professionale nel negare il fenomeno del demansionamento,  forse vi è opacità nel saperlo riconoscere.

Francesco Paolucci,  Ufficio Stampa APSILEF.

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La FNOPI tenta di effettuare un’insolita autopsia alla Infermieristica Legale Forense. Subito i primi problemi: è ancora viva, cresce sempre di più e scalcia a dismisura.

Una valutazione attenta dei costi e benefici, l’analisi dei pro e dei contro, l’attenta valutazione della corrispondenza alle best practice, una minuziosa indagine del rischio clinico implicito, prima di un’attività, ci perseguita assiduamente nel nostro ambito. Ci muoviamo in un mondo di valutazioni e constatazioni, controlli e stime dell’azione, prima di applicarla e dare inizio alla giusta procedura.
Cosa succede se non si preventiva adeguatamente l’impresa?
Succederà che prima o poi qualcosa la sbagliamo, tanto da far vacillare la forte ossatura della sentita profesionalità. Ma se ci si rendesse conto che un’opera che si sta compiendo è inutile? Ci fermiamo e ritorniamo indietro; raccogliamo armi e bagagli, e ripristiniamo il luogo; ci scusiamo e togliamo il disturbo.
Il caso di un’autopsia è netto. Anche se macabro l’esempio ben rischiara l’idea di un confine da non superare: dove finisce la vita, essa ha inizio, e mai prima.
L’autopsia serve a dare delle risposte vaganti in nubi interrogative. Non serve a capire perchè un braccio si muove mentre gli arti inferiori camminano. Non serve a capire perchè lo stomaco non sia situato nel cervello.
L’autopsia, pur nel rispetto dell’intento, pur cognitiva indagante, avviene solo in un momento unico, cioè solo dopo una morte accertata.
Non può esserci autopsia dove c’è vita. L’una non può assolutamente convivere con l’altra.
E chi si azzarderebbe a compiere un atto così disumano, cioè pianificare, organizzare e dare avvio ad un esame autoptico senza il canonico evento dell’indiscutibile post mortem ?
A qualcosa del genere sto assistendo, e non si è ancora concluso.
Sento su di me molteplici lame che continuano ad affondare nelle mie carni. Non una, bensì diverse cesoie tentano di aprirmi l’animo, e nonostante mi divincoli sento la stretta aguzzina.
E’ quella perpetrata a Roma il 5 luglio scorso da personaggi della Federazione degli Infermieri FNOPI. Hanno iniziato ad incidere il corpo vivo della specialistica Legale Forense e non un cadavere, hanno tentato di smembrare una coesione di realtà uscita dal loro stesso grembo materno. Hanno continuato a sciorinare numeri su numeri, e inciampando sui loro stessi ferri autoptici, hanno improvvisamente esaurito i cerotti per i tagli auto inferti in quanto la loro mano tremava troppo.
Il bello è che, una volta accortisi, hanno tentato di ricucire il tutto, sbagliando e tergiversando, confondendo la sala tra vociare di requisiti primari e secondari. Quindi cercando poi di ricucire il corpo ancora vivo più che mai della sventurata specialistica che proprio non digeriscono così come era nata.
Il rischio di agghindare un fantoccio frankensteinizzato è vicino: si vuole recidere le membra dei requisiti per invertirle; si vuole trasfondere in circolo della formalina, tanto ormai di sangue ne è stato versato (con quello che sono costati i Master di I Livello..ormai per loro carta straccia,); si vorrebbe eseguire innovativamente un trapianto di testa in modo da uniformare un unico e solo “stato di pensiero”, il loro.
Ora sanguino, ma continuo. Non saranno di certo loro a chiudermi le ferite.
Questo inutile e abominevole esame autoptico non ha fine!!!
Soprattutto non capiscono che un’autopsia non si esegue su di un corpo che ancora vive.
Come il mio.

Infermiere Legale Forense
Ufficio Stampa APSILEF
Giovanni Trianni

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Auto infermieristica: quando la passione e la competenza arriva a “domicilio”.

La professione infermieristica si sa, si è notevolmente evoluta negli ultimi trent’anni. Lo ha fatto però soprattutto in contesti “istituzionali” e giuridici assegnando, di fatto, piena autonomia e responsabilità ad una figura ora responsabile dell’assistenza infermieristica.

Il nuovo traguardo che si sta raggiungendo in questi ultimi anni riguarda invece i nuovi setting assistenziali, sempre più presenti nel territorio e sempre più complessi e variegati da gestire.

Al riguardo siamo oggi a riportare una esperienza professionale molto interessante e funzionale al benessere della persona assistita; lo potremmo definire un nuovo modello assistenziale, che ha notevolmente anticipato, questa volta, la componente istituzionale. Si tratta dell’auto infermieristica, dotata di defibrillatore automatico, con a bordo sempre un infermiere in grado di gestire le complessità territoriali.

Il progetto è stato realizzato dal dottor Donato Vaccaro,

infermiere libero professionista di Potenza, responsabile regionale Apsilef Basilicata, CTU presso il Tribunale di Potenza, che ha deciso di indirizzare la sua attività verso l’assistenza dei pazienti a domicilio.

Fondamentale è stato anche il supporto dell’OPI di Potenza, dottor Vito Milione il quale ha concesso l’autorizzazione alla pubblicità sanitaria.

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INFERMIERI, UN POPOLO DI SANTI, POETI, DEMANSIONATI……E MILLANTATORI!

Continua imperterrito l’indottrinamento di massa della FNOPI sul tema dell’infermieristica forense.
Non basta aver firmato un accordo con il CNF-CSM fortemente limitante (cosa che le altre professioni sanitarie non hanno fatto -vedi FNOPO), ora si vorrebbe far passare il principio che vi sia necessità di un “nulla osta” o “lascia passare” affinché un infermiere in possesso dei criteri richiesti possa iscriversi all’albo CTU e leggittimarsi presso i tribunali.
Ora che il concetto che l’Ordine tuteli, vigili ed orienti la professione non viene messo in diacussione, ma che ci sia la necessità di un “amministratore di sostegno” mi sembra un po’ troppo.
Non si vuole proprio accettare che il singolo professionista in possesso dei requisiti e delle competenze (certificate) possa autoleggittimarsi, come accade del resto in tutte le altre professioni (il perché della necessità di una balia fatico proprio ad accettarlo).
È paradossale essere additati come “millantatori”; vi è un concetto di “competenze” alquanto bizzarro.
Deve essere chiaro che non vi è bisogno di un organismo “selezionatore” per infermieri forensi, dove la logica clientelare (amici degli amici) trovi spazio; devono esserci invece regole certe e requisiti stringenti e che siano chiari e soprattutto “equi”.
Deve esserci inoltre un diritto di accesso alle liste dei periti che non sia “pilotato”.
Non mi sento un “millantatore’, un agitatore o peggio un sovvertitore delle folle, ma è inaccettabile essere ancora trattati come “dementi ” o peggio “ignoranti” e pergiunta dal nostro stesso Ordine.
L’autorevolezza (come più volte scritto) ci viene riconosciuta dagli altri (meglio se dagli avversari) ma l’autoreferenzialità è frutto quella si dell’ignoranza.
Non riusciamo proprio a scrollarci di dosso il vizio di anteporre la nostra “interpretazione” della professione…(.il vecchio detto “si è sempre fatto così”) alla realtà, ossia una professione fondata sul pensiero scientifico e sottesa all’oggettività e non alla soggettività di pochi.
Francesco Paolucco, Ufficio Stampa APSILEF.

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Infermieristica Legale-Forense, nuovo “tragico” capitolo!

Il “cannibalismo culturale” della Federazione FNOPI vorrebbe annientare la scomoda specialistica.

Attenti colleghi specialistici, prima o poi toccherà anche a voi.

Venni definito uno scrivano, poi un disturbatore seriale, con un canale preferito, cioè quello associativo di APSILEF, che vuole innanzitutto capirci bene, vedere chiaro nelle cose, prima di scriverle; digerire i cambiamenti “mentalizzare” novità e inversioni del correre del vento per afferrare i perché delle cose, contro chi vorrebbe indottrinare le masse con sinuosi gesti, modificando di lustro in lustro una cultura professionale che fiorisce di dignità. Ma scrivere ed affidare a folate di vento i miei pensieri, le nostre perplessità, altro non può fare che bene. Far conoscere alla collegialità del nostro professionismo, un mondo di confine che sempre più a suon di spallate estremamente autonome si vorrebbe sgretolare insensatamente, è vitale per tutti. Crediamo e condividiamo semplicemente un parere, e vorremmo trasmettere un senso pacato e di pensiero libero, basato su presupposti concreti che riportano sempre e umilmente all’unità di tutti, di chi si sente professionista infermiere,  lontano da mulini di proprietà dove tirar acqua.                      Vorremmo perciò distaccarci da personalità multiple di singoli, che in questi giorni scrivono sui social di propri allori, mascherandosi da agnelli che decantano virtuosità fameliche, col vanto di aver scolpito sospette “tavole della legge” per l’infermieristica legale forense.

L’informazione e il dato di fatto  devono correre a consapevolizzare globalmente i professionisti al di là di appartenenze e orizzonti ristretti. E l’informazione non può accettare diktat e barriere. Pertanto alle definizioni datemi in modo amichevole, vorrei aggiungere a compagnia della mia solitaria collezione in vetrina, un altro fattore.
Mi sono accorto infatti di necessitare di un quid senza cui rimanevo ahimè orfano di lustrini da sfoggiare. Credo che da oggi in poi mi sarà trovato un altro appellativo “delittuoso” tanta la mia foga nel raccontare alcuni disdicevoli movimenti che si stanno insinuando nei vertici FNOPI a causa della mia passione per una delle tante  specialistiche che partono dall’infermieristica. In pratica tanti “figli specialistici”: il figlio infermiere legale forense, il figlio del wound care, il figlio delle cure palliative, quello del counseling, quello dell’infermieristica di famiglia, ecc., ecc., tutti orbitanti intorno ad un nucleo come succede per gli atomi. Tutti fratelli e colleghi al contempo e viceversa.                                                                                    A proposito di figli e fratelli, l’aiuto interessante ed azzeccato per l’esempio che vorrei proporre mi giunge dalla simpatia ancestrale per la mitologia. Chi di noi può dire non sentirsi attratto dai suoi esempi?  Lo studio della figura del dio Saturno (Kronos per i greci), giovane ed aitante Titano, ben rappresenta  il mio pensiero contro chi vorrebbe trasformare la specialistica dell’infermiere legale forense in una bolgia. Un bel (non per lui) giorno a Saturno, gli venne profetizzato che prima o poi uno dei suoi figli lo avrebbe  spodestato, arrivando a troneggiare al suo posto.  Così per paura, non sapendo di chi si trattasse, decise di divorarli uno ad uno, appena nati (vedi opera di F.  Goya). Per fortuna o mancanza, la moglie Rea riuscì a mettere in salvo soltanto uno di essi, Zeus, nascondendolo a Creta. Quando poi divenne adulto, Zeus affrontò il padre Saturno, lo obbligò a restituire tutti i figli ingoiati, e lo cacciò via regnano al suo posto.

Va da sé il significato palesato con tale allegoria mitologica.  Non ci vuole molto a far vestire i panni di Saturno dal vertice infermieristico, e quelli dei figli da tutte le specialistiche orbitanti, nate dal suo volere, che prima ama e poi sbrana con veemenza. Ecco è quello che è successo a Roma il 5 luglio scorso.

Lo dicevo io di stare attenti! Prima o poi toccherà anche a voi “fratelli specialistici”.

E come mi ha illuminato un collega via social, di pelli d’agnello vestito: “Nessuno ero, nessuno sono”. Io sono innanzitutto un infermiere, e da oggi per voi con un epiteto in più.

Una scomoda spina nel fianco, ormai livido.

Una spina legale forense.

Ufficio Stampa APSILEF, Infermiere Legale Forense Giovanni Trianni

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Quando le parole hanno un peso!

Le parole della conduttrice Francesca Leosini, durante l’intervista ad Antonio Ciontoli andate in onda su Rai 3 durante la trasmissione “Storie Maledette” di cui riporto il testo…
“L’infermiera non era neanche qualificata per rendersi conto delle condizioni di Marco (Vannini n.d.r.), l’infermiera non è un medico insomma, voglio dire è un’infermiera, non aveva un titolo sufficente, diciamo… faceva il suo, ma insomma… non aveva il titolo sufficiente per capire che il ragazzo non era stato ferito da una punta di pettine”…pronunciate da chi dovrebbe essere un professionista della divulgazione dell’informazione la dicono lunga sulla considerazione che ha la società della professione.
Dalle affermazioni emergono prepotentemente stereotipi del passato, dove la professionalità non viene riconosciuta, anzi ridicolizzata con un pizzico di compassione per noi poveri mentecatti.
Ora nulla di personale contro la conduttrice Leosini (che dalla Sua almeno ha l’attenuante anagrafica), ma è davvero penoso assistere a queste uscite infelici.
Al di la’ della netta condanna (e a mio avviso delle scuse che la conduttrice e la rete televisiva devono agli infermieri) , mi chiedo di quali strumenti di tutela la professione deve munirsi per controbattere a tali affermazioni.
Sicuramente necessario è riavvicinarsi al cittadino/utente e non solo con campagne più o meno social, flash mob più o meno ridicoli ma sopratutto riconquistando la dignità attraverso la consapevolezza della professionalità esercitata.
Ovviamente non ci esprimiamo sul caso Vannini, ma quello che emerge e’ che l’operatrice del 118 ha svolto il proprio lavoro ed ha fatto le proprie valutazioni tenendo conto anche di quanto riferito dalla persona che ha effettuato la chiamata (di certo non poteva sapere che si stava consumando un omicidio).
Il personale infermieristico addetto alla ricezione delle chiamate del 118 in pochi minuti deve circostanziare l’evento e per quanto possibile collocarlo in una scala di gravità/pericolosità e sicuramente la fase della raccolta dati è fondamentale per innescare la cascata decisionale.
Chiediamo al giornalismo di raccontare la verità dei fatti e con la stessa oggettività prendersi la responsabilità delle affermazioni sostenute (a maggior ragione quando si utilizza un mezzo ti comunicazione).

Francesco Paolucci, Ufficio Stampa APSILEF.

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La FNOPI perde tempo, ma non il vizio. Straordinario evento infermieristico a Roma il 5 luglio: si aprirà breccia spazio-temporale. In allarme la Capitale

Ogni tanto parlare di futuro, di tecnologia, di applicazioni che aiuteranno la vita di qui a qualche anno, non può che rivelarsi positivo per la mente: ci acquieterà innanzitutto l’incessante sforzo sovrumano di correre di qua e di là, come leoni in gabbia, sempre a capo chino e mai rilassati, nel quotidiano vivere. In un prossimo futuro si potrà veramente pensare ad un settore in cui il pensiero sarà trasformato repentinamente in un atto, in un agito già programmato. Si riveleranno, quindi, sempre più vicini e connessi il pensare e l’agire. Ma aggiungerei anche l’opportunità di ritornare indietro nel tempo e modificare il corso del destino, di ciò che accadde realmente.
Ricordiamo infatti, a proposito, a quante volte la cinematografia ci ha illustrato fantasiosamente, ma poi insegnato via via che l’impossibile, la trovata futuristica, è stata veramente inventata e applicata. Pensiamo a Star Trek con il teletrasporto; a Superman che volando al contrario nella stratosfera, riuscì a modificare il senso della rotazione terrestre per tornare indietro nel tempo e salvare la sua amica; a Doctor Who; a Star Wars in cui i Jedi con la forza del pensiero combattevano standosene comodamente in panciolle.
Se per tanti campi potrebbe sembrare ormai molto più che contemporaneo, esiste un ambito in cui la fantascienza e l’innovazione è all’ordine del giorno. Un settore in cui da molti mesi a questa parte sono già insite molteplici manifestazioni fantascientifiche, cioè quello infermieristico.
Sarà l’evento dell’anno e dell’estate 2019, quello che si terrà a Roma il 5 luglio prossimo.
La FNOPI ha mobilitato come sempre accuratamente con virtù propagandistiche tutti i vertici come sempre; ha avvisato gli interessati, come sempre; ha coivolto gli OPI, come sempre; ha divulgato proprie necessarie disposizioni, come sempre; ha in ultimo, non per la minor importanza, convocato la rappresentanza degli infermieri legittimati a dar voce in capitolo, come sempre. E zitti voi, maligni, per il sol pensare, che l’oggetto del contendere sarà, come sempre, un argomento al di là del reale fabbisogno della professione.
La stagione della caccia non è ancora aperta, ma la volontà venatoria di screditare chi ha lottato mettendo onestamente in campo le stesse armi “vendute” dalla Federazione (Master Legali Forensi) è, come sempre, abbracciata dai vertici infermieristici. Infatti l’argomento nobile, anche se di gran lunga ritardatario sull’architettura progettuale, arriva da una breccia spazio-temporale, tornando indietro fantasticamente, ma non per correggere la geniale trovata della Magistrale (unica via del sapere peritale e consulenziale), ma per cercare di ottenere uno “zerbinaggio” (atteggiamento di umiliante sottomissione alla volontà altrui) da chi già si è sforzato in solitudine (anche dalla Consulta), come APSILEF, di rafforzare un valore di specialistica trasversale che sta crescendo nella professione: gli infermieri legali forensi. Infatti si parlerà implicitamente di “specchietti per allodole”.
A tal proposito, sono stati richiamati (spero non con tirata d’orecchi) gli OPI, forse bacchettandoli, come lo scorso anno, in quanto se non avevano percepito di non essere stati presenti ai lavori per l’accordo con il Consiglio Superiore della Magistratura e il Consiglio Nazionale Forense, era solo una questione di organico decadimento cognitivo, e sviluppo di una forma di “Alzheimer professionale collettivo”. Infatti loro c’erano ma non si vedevano, ma c’erano e non lo percepivano, neanche una singola insulsa sensazione tattile, lanciando un accorato assenso mentale fluttuante attraverso l’etere, come quello percepito da alcuni OPI all’alba dell’approvazione unanime del Codice Deontologico. Unanimità reale, virtuale, percepita. Un bailamme di fantascientifiche approvazioni autarchiche e solitarie.
Un’ultima cosa non fantascientifica, ma reale. Nel programma è indicato: “Ad oggi non risulta che a livello provinciale ci sia stata una puntuale e diffusa attività volta a declinare lo stesso protocollo nella realtà locale”. Si in effetti il caschetto di teletrasporto mentale non erano riusciti a collegarlo ancora ai Presidenti dei Tribunali ed ai Procuratori della Repubblica delle Commissioni, i quali hanno pensato di loro spontanea volontà giuridica di accogliere nell’Albo di CTU e Periti numerosi infermieri legali forensi, associati APSILEF, senza la Magistrale ma con provata esperienza tecnica.
Si attende tirata d’orecchi anche a costoro?
Realtà, fantascienza.
Sarà un luglio caldo!

Infermiere Legale Forense
Ufficio Stampa APSILEF
Giovanni Trianni

 

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DOVE ERAVAMO RIMASTI

Sul protocollo CSM-CNF-FNOPI abbiamo in più occasioni esternato tutte le nostre riserve e perplessità..assistendo tra l’altro a parziali rettifiche e revisioni….ma ci mancava che coloro che hanno buttato giù le basi dell’accordo ora si mettano in cattedra e tentino di spiegarlo ai tanti….della serie oltre il danno anche la beffa.
La coerenza non può essere solo a parole, come pretendere credibilità quando è palese che sul tema si è carenti, per non dire estranei.
Rimango dell’idea che su ambiti specifici debbano essere interpellati gli specialisti del settore (coloro che vivono quella realtà quotidianamente); l’improvvisazione e la neiscenza sono una miscela esplosiva.
Cadono e ricadono sugli stessi errori……non vogliamo proprio imparare.
Le agoniate competenze di cui molti si riempiono la bocca dove sono…il solo ricoprire un ruolo all’interno di un OPI automaticamente leggittima il soggetto.?
L’autoreferenzialità come il potere logora chi non lo ha..(cit.).
Ritengo ormai prioritario scardinare meccanismi del passato….l’indottrinamento passivo delle masse penso non appartenga più alla professione.
La visione critica, il raziocinio ed il metodo scientifico positivista sono sufficienti alla creazione del libero pensiero di un professionista.
Francesco Paolucci, Ufficio Stampa APSILEF.

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