Categoria: notizie

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Announcement: COMUNICAZIONE

SI RENDE NOTO CHE APSILEF NON HA UFFICIALMENTE RILASCIATO NESSUNA INTERVISTA, INVIATO COMUNICAZIONI O SPEDITO INTERVENTI A NESSUN QUOTIDIANO / GIORNALE SANITARIO ON LINE O CARTA STAMPATA.

SOLO ARTICOLI PUBBLICATI DALL’UFFICIO STAMPA APSILEF.

Inoltre, non esistono fantomatiche “GUERRE” tra associazioni (almeno per quanto ci riguarda), ma solo opinioni diverse.

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Announcement: Nessuno mi può giudicare

……..Cosi cantava Caterina Caselli nel ’66……..

Ma da quegli anni sicuramente l’evoluzione della professione ha subito passi in avanti all’epoca nemmeno immaginabili.

Siamo sicuri che ancora oggi il detto vale ancora? Ho i miei dubbi; possiamo ancora pensare di esserne indenni e anteporre ad ogni valutazione/critica l’autoreferenzialità.

Ritengo che non vi sia cosa più difficile che giudicare l’operato altrui, ed in particolare se questo operato abbia recato nocumento ad altri.

La valutazione del personale in sanità ormai è diventato uno dei momenti fondamentali per decidere se un professionista della salute è idoneo o meno a ricoprire un ruolo o un incarico specifico; garantendo in questo modo all’utente la qualità delle cure da un lato e dall’altro permette alla struttura di modulare un indicatore di performance utile per concertare con il singolo professionista ambiti in cui è necessario un miglioramento.

Ritengo che per ambiti specifici della professione vi sia la necessità di creare percorsi formativi dedicati che siano veramente vincolanti alle finalità che si propongono. Questo permetterebbe di “formare” e non “improvvisare” professionisti che abbiano competenze specifiche nel percorso valutativo sia nell’ambito formativo, clinico assistenziale che in quello medico legale e forense.

La competenza e l’autorevolezza del valutatore rende il giudizio equo agli occhi di chi lo subisce”.

Quello che riscontro è che si tenda a creare percorsi vincolanti a finalità specifiche per poi retrocedere sotto la spinta di pressioni esterne…creando delle ambiguità e promiscuità paradossali. Se da una parte forte e la spinta alla “specializzazione” delle nuove generazioni professionali, è pur vero che non vi è un corrispettivo riconoscimento delle competenze che sono il valore aggiunto alla formazione di base e sulle quali bisogna insistere su un loro riconoscimento formale (culturale ed economico).

Il rimanere generalisti, o peggio “tuttologi” crea disillusioni; saper far tutto a volte corrisponde a non saper far nulla nello specifico.

Se trasliamo queste considerazioni nell’ambito legale e forense si evidenzia ancor di più l’indicazione irrinunciabile ad una formazione “specifica”, vincolante e oserei dire “garantita” di competenze certificate.

Se tale indicazione venisse disattesa in un sistema come il nostro scarsamente meritocratico rischiamo di fare l’ennesimo salto nel vuoto.

Dottor Paolucci Francesco Membro Ufficio Stampa APSILEF.

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Terzo congresso apsilef

La cultura sanitaria legale-forense oltre i confini assistenziali

Ormai è tutto pronto per III Congresso nazionale APSILEF, che si terrà il 22 e 23 novembre prossimo a Milano. La necessità di confronto e la voglia di affermazione della cultura specialistica sanitaria legale-forense è sempre viva ed in ascesa, e non solo nell’ambito assistenziale. Il notevole valore accreditato a livello internazionale e la specificità assegnata nell’ambito italiano con le ultime disposizioni legislative scaturite dalla Legge Gelli-Bianco ha dato un input nuovo a tale competenza trasversale acquisita da molte figure sanitarie non mediche.
Ognuno per legittimazione culturale e scientifica acquisita attraverso la formazione ad hoc nell’area di competenza, è in grado di esprimere la capacità posseduta, strettamente legata ad una veste legale forense della propria professionalità.
Infermieri, Ostetriche, Osteopati, Fisioterapisti, Tecnici Sanitari di Radiologia, Tecnici di Laboratorio, tutti con un know-how legale e forense sono pertanto in grado, di esplicitare delle risposte pertinenti e supportare, le Aziende, le Istituzioni, le Autorità e i colleghi, prendendo parte come professionisti predisposti da questa nuova cultura, ad un cammino che li porta anche oltre il confine prescritto e “standardizzato” dell’assistenzialità sanitaria.
Una capacità insita di discernimento in tutti i professionisti emerge chiara, e fa si che imprescindibile sia l’apporto specifico prestato come univocità distintiva richiesta sempre più per incrementare un quid particolareggiato che prende le distanze dalla perentoria “tuttologia”.
Durante il Congresso si avrà un importante confronto alla luce di questa nuova cultura, grazie ad APSLEF che instancabilmente metterà in campo in una sinergia produttiva, diverse figure determinanti. Si esamineranno molteplici ed essenziali aspetti della specialistica legale-forense come l’aspetto peritale, la documentazione sanitaria, la gestione della violenza, il Rischio Clinico ed altri ancora.
Arrivederci a presto! Milano ci attende!

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L’infermiera di ieri e di oggi: l’evoluzione che ha portato allo sviluppo di nuove conoscenze. Revisione della lettura.

Introduzione: Sempre di più negli anni, l’affermazione “saper, saper fare, saper essere” che molte teoriche del Nursing hanno sottolineato nei loro scritti diventano il punto cardine che contraddistingue un infermiere. Questo processo porta a maggior libertà decisionale e maggior assunzione di responsabilità: come diceva Jean-Paul Sartre(scrittore e filosofo francese)È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei.”Questo studio ha lo scopo di evidenziare l’evoluzione cheha portato alla nascita della figura, di un infermiere attento ai profili giuridici della propria professione. L’infermieristica legale e forense è una specialità molto recente in Italia rispetto ad altri Stati e la sua funzione ha lo scopo di contribuire alla individuazione di problematiche in ambito sanitario e legale sia per le persone assistite, ma anche rivolta agli stessi infermieri. L’infermiere legale forense in Italia deve fare ancora molta strada, soprattutto per il fatto che l’assistenza generale infermieristica ha trovato solo negli ultimi anni radicali cambiamenti.

Elvana Fortuzi Infermiera in Rianimazione, Infermiera legale forense

Clicca sul lavoro completo RELAZIONE

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Infermieri e medici a scuola di autodifesa: arriva il corso C.A.R.E. per disinnescare la violenza…….
Indubbiamente il tema è attuale e pone tutti nella condizione di analizzare il fenomeno ed ipotizzare soluzioni (come è giusto che sia).
Altra cosa è dar libero sfogo a soluzioni fai da te, senza razionale e soprattutto frutto di una sua comprensione parziale.
Il fenomeno sicuramente è in crescita ed i casi arrivati alla ribalta mediatica sono solo la punta dell’iceberg…….vi è ancora tanto sommerso che con difficoltà cerca di emergere…..
L’errore che si commette è cercare di ridimensionarlo o addirittura giustificarlo ponendo come attenuante la circostanza, l’emotività o le condizioni cliniche.
Diamo al fenomeno il giusto nome….”Violenza” (sia essa verbale o fisica), affermando con forza che in ogni caso non ha giustificazioni.
Ben vengano iniziative che aiutino il professionista nella consapevolezza del fenomeno, ma sopratutto vengano forniti strumenti per arginare, disincentivare, reprimere e stroncare sul nascere il fenomeno.
In tal senso non credo che i corsi di autodifesa siano soluzioni percorribili, mentre ritengo utile un un’inasprimento delle pene per coloro che commettono tali azioni.
Il peggior nemico in questi casi è la certezza dell’impunità; situazione a cui ci siamo assuefatti in questi ultimi anni  e che alimenta di fatto emulatori e mitomani.
Francesco Paolucci,  Ufficio Stampa APSILEF

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Dall’infermiere di parrocchia all’infermiere karateka: stessa meditazione, ma qualche cintura in più!

Dopo l’infermiere di parrocchia si apre un altro percorso di studi, una strada che parte dalla meditazione,
un’altra disciplina che purtroppo spinge e si fa strada nelle nostre coscienze impaurite, stanche di subire.
La lotta per la sopravvivenza è distribuita in natura in maniera forte e decisa. Un famoso detto cita la
proverbiale ed umile gazzella che al proprio risveglio è consapevole che dovrà correre più del leone o
verrà uccisa. Lo stesso vale per il povero leone che per non morire di fame dovrà superarla, in una lotta
dubbia, altrimenti è spacciato.
Ma alla domanda di chi ha iniziato a correre per primo, più veloce dell’altro, non sapremmo rispondere, e
il dilemma si perde nella immensa savana.
E a qualcosa che ci tocca più da vicino sapremmo rispondere? Se per esempio ci facessimo una domanda
che ci coinvolga da vicino?
Per esempio è meglio che nasca prima un infermiere con la sua professionalità e poi apprenda lezioni di
autodifesa per soprevvivere o che un karateka cintura nera si laurei in infermieristica ed inizi a percorrere
le corsie, sale d’attesa con indosso il kimono?
Siamo esasperati per questo e non sappiamo più cosa rispondere vessati ed avviliti da più parti. Il mondo
sanitario, intra ed extraospedaliero è ormai diventato un campo minato con inneschi di violenza pronti a
deflagare su chi opera con dedizione e professionalità; tale scenario distoglie significativamente e devia
da punti focali assistenziali e di protezione della salute che tutti gli Operatori devono perseguire. In
particolar modo sulle truppe d’avanguardia come medici ed infermieri, la fazione opposta ha in serbo
“armi pesanti”, “cavalleria”, trappole infinite, in un virtuale scenario di battaglia dove basta uno sguardo
incerto a volte per scatenare un assalto imprevisto.
Le minacce, gli insulti, gli sputi, i turpiloqui, le violenze fisiche e psicologiche, vengono sparate ad
altezza d’uomo a colpire per sopperire a mire pretenziose, a volontà insulse di soddisfacimento di inaudite
richieste ed egoistiche aspettative che non tengono conto del professionismo e del rispetto verso un
sanitario che in quel preciso momento è lì per lui, per il suo caro.
Gli utenti stessi, i familiari, i passanti, tutti si sentono istigati e legittimati impropriamente ad attaccare per
ottenere a forza la conquista di una ragione divina.
Ormai il sanguinamento profuso richede una medicazione o una pezza che dir si voglia, da venoso si è
trasformato strisciante in arterioso e gronda per tutta la Penisola, inondando i Pronto Soccorso, i
Dipartimenti d’Urgenza, le sale d’attesa, le strade, e tutti gli itinerari dove un istante in più o in meno fa la
differenza tra la vita e la morte.

Numerose le mobilitazioni di esternazione che a molti non vanno proprio giù, essendo condite di sole
parole: nascono corsi di psicologia comportamentale, di gestione verbale di de-escalation della fase
critica, e tante altre belle iniziative.
Per tanti, ma proprio molti, arriva un dilemma: se sia ora di finirla, se sia ora di passare dalle parole ai
fatti. E così presto detto si sta saltando l’ostacolo, e non a piè pari, o salto della quaglia, o a tuffo per
pararsi con le mani una volta al suolo, purtroppo si sta saltando con rincorsa, slancio e la gamba e il
pugno chiuso o la mano di taglio. Insomma se siamo appassionati di arti marziali, di film di Bruce Lee o
di Jackie Chan, a capirlo ci vuole un attimo.
Per gli altri occorre sapere che si stanno moltiplicando le notizie di iniziative comunitarie e private di un
vero e proprio addestramento per gli Operatori sanitari circa l’uso di arti marziali nel momento del
bisogno.Anche diverse interviste su comunicati nazionali rimandano ad un punto di non ritorno.
Sta per essere superato l’ostacolo che sembra essere posto a dividere da un lato la protezione della salute
dell’assistito e dall’altro la sopravvivenza della propria.
Ci sentiamo oramai abbandonati e inviati come carne da macello in un’arena nella quale anzichè salvare la
vita, siamo attaccati, ed impauriti preferiamo affrontarla armati a nostra volta.
Di certo, come sempre la soluzione sta nel mezzo. Urge l’analisi del fenomeno, ma in modo serio ed
attuata anche e specialmente da chi in prima linea si prodiga giornalmente e si muove in tale marasma
pericoloso, non solo ed esclusivamente da chi non entra mai nella sanguinolenta arena.
La domanda difficile alla quale rispondere se sia giusto o sbagliato, richiede riflessione attenta, messa in
campo di soluzioni a dismisura, ma che siano veramente percepite dagli attori tutti: l’aumento di
personale, adeguate procedure di accoglienza e facilitatori nelle urgenze, smaltimento dei processi
burocratici tedianti, ecc..
Perchè si fa presto ad eccedere deligittimando in men che non si dica un valore tanto eccelso: non
vorremmo mai salvare il paziente ed ammazzare di botte il familiare dispettoso.
Una rivoluzione è alle porte. Sarà inserita la materia in arti marziali ai Corsi di Laurea? E nella
Magistrale? E se io sono un esperto karateka e mi scrivo ad Infermieristica o Medicina mi saranno
riconosciuti gli esami di passaggio di cintura?
L’estremizzazione ci serva da stimolo, ora si fa sul serio!
Giovanni Trianni
Infermiere Legale Forense
Ufficio Stampa ASPILEF

 

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