Categoria: materiale informativo

Announcement: Comunicato Stampa

L’APSILEF (Associazione Professioni Sanitarie Legali e Forensi) per voce della sua Presidente e di tutti i suoi Associati esprime vicinanza e sostegno all’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna Sergio Venturi, radiato dell’Omceo di Bologna.
Tale assurda decisione, di cui si denota una mera connotazione politica, viene motivata dal fatto che in qualità di medico abbia recato nocumento alla sua categoria nonché infranto norme del codice di deontologia medica solo perché fautore e convinto sostenitore di una delibera che “attribuisce prestazioni sanitarie ‘salva vita’ a laureati infermieri sulla base di protocolli concordati e specifica formazione”.
Ritenendo che tale decisione sia un grave episodio nonché pericoloso precedente teso alla deligittimazione in termini di autonomia e raggio d’azione delle professioni sanitarie, oltre che ad una evidente disattesa del dettame normativo di riferimento, inevitabile risulta da parte APSILEF una sua decisa condanna.
In tal senso saranno sostenute tutte le iniziative che verranno promosse in sostegno del Dott.Venturi a cui esprimiamo vicinanza umana e professionale.

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Announcement: Nessuno mi può giudicare

……..Cosi cantava Caterina Caselli nel ’66……..

Ma da quegli anni sicuramente l’evoluzione della professione ha subito passi in avanti all’epoca nemmeno immaginabili.

Siamo sicuri che ancora oggi il detto vale ancora? Ho i miei dubbi; possiamo ancora pensare di esserne indenni e anteporre ad ogni valutazione/critica l’autoreferenzialità.

Ritengo che non vi sia cosa più difficile che giudicare l’operato altrui, ed in particolare se questo operato abbia recato nocumento ad altri.

La valutazione del personale in sanità ormai è diventato uno dei momenti fondamentali per decidere se un professionista della salute è idoneo o meno a ricoprire un ruolo o un incarico specifico; garantendo in questo modo all’utente la qualità delle cure da un lato e dall’altro permette alla struttura di modulare un indicatore di performance utile per concertare con il singolo professionista ambiti in cui è necessario un miglioramento.

Ritengo che per ambiti specifici della professione vi sia la necessità di creare percorsi formativi dedicati che siano veramente vincolanti alle finalità che si propongono. Questo permetterebbe di “formare” e non “improvvisare” professionisti che abbiano competenze specifiche nel percorso valutativo sia nell’ambito formativo, clinico assistenziale che in quello medico legale e forense.

La competenza e l’autorevolezza del valutatore rende il giudizio equo agli occhi di chi lo subisce”.

Quello che riscontro è che si tenda a creare percorsi vincolanti a finalità specifiche per poi retrocedere sotto la spinta di pressioni esterne…creando delle ambiguità e promiscuità paradossali. Se da una parte forte e la spinta alla “specializzazione” delle nuove generazioni professionali, è pur vero che non vi è un corrispettivo riconoscimento delle competenze che sono il valore aggiunto alla formazione di base e sulle quali bisogna insistere su un loro riconoscimento formale (culturale ed economico).

Il rimanere generalisti, o peggio “tuttologi” crea disillusioni; saper far tutto a volte corrisponde a non saper far nulla nello specifico.

Se trasliamo queste considerazioni nell’ambito legale e forense si evidenzia ancor di più l’indicazione irrinunciabile ad una formazione “specifica”, vincolante e oserei dire “garantita” di competenze certificate.

Se tale indicazione venisse disattesa in un sistema come il nostro scarsamente meritocratico rischiamo di fare l’ennesimo salto nel vuoto.

Dottor Paolucci Francesco Membro Ufficio Stampa APSILEF.

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I tempi sono maturi per una presa di posizione

Come i contesti nei quali certa frutta matura cade dal proprio ramo, anche qui è doveroso sottolineare una maturazione oltre che del frutto andato ormai oltre una certa marcescenza interiore, anche di un naturale avvento di tempi adatti a fare le cose.
Si dice anche che il proverbiale frutto non cada mai lontano dal proprio albero che lo ha generato, anche se esso appare al fine compromesso e bacato da miriadi di vermi (nati dal frutto stesso a dispetto della teoria della generazione spontanea). Ma in questo caso alquanto raro, potrebbe accadere, diversamente dal contesto della natura, un movimento radicale dell’albero, che repentinamente tirando fuori (finalmente) le radici profonde, scalciando il frutto lo allontani dalla propria ombra fogliare, disconoscendolo.
Dovrebbe essere doveroso e veloce.
Nelle ultime notizie infatti il clamore mediatico sembra attenuato sul caso che ha fatto molto discutere riguardo all’uscita dal tavolo degli Stati Generali delle Emergenze Urgenze per contrasti vecchi e nuovi, ed inconcludenti, che sempre tengono banco tra la categoria infermieristica e quella medica, di tutte le Associazioni Infermieristiche.
Ma sempre presente si avverte un fuoco sotto la cenere!
Forse a causa di un tavolo trattante troppo stretto con pochi posti a sedere? Oppure consapevolezze crescenti di finalità non obiettive di questo o quello adunati al convivio?
Comunque la tanto sperata “comunione dei beni” attesa riguardo la giusta cooperazione multidisciplinare tra i protagonisti delle Società mediche ed infermieristiche, ha subito una sosta obbligata negli ultimi giorni, per adoperarsi e porre fine ad uno scempio mediatico che si consuma da tempo alle spalle di pari professionisti scientifico intellettuali.
Il dado è tratto, i tempi maturi e l’avanzata caramellizzazione (con la propria acqua di cottura) di un frutto troppo pesante richiede misure drastiche: o il ramo arboreo si fortifica e lo sostiene oppure lo lascia cadere.
Così fu che la presa di posizione antitutto ed anti-infermieri messa in mostra alacremente da una certa personalità di spicco del mondo medico, conosciuta ormai in tutto il globo per scorrazzare tra i social, perdendo tempo tra rimbalzi mediatici e autoalimentazione perpetua, tanto conosciuta che non la nomineremo per questioni di spazio, creando imbarazzo nel suo ambiente, ha mosso il Comitato Scientifico degli Stati Generali delle Emergenze Urgenze, voluto da FIMEUC, riguardo le Associazioni Mediche. Movimento d’intenti dovuto e necessario vista l’ucita presa da tutte le Associazioni Infermieristiche.

Tali autorevoli firme hanno finalmente emesso gli scorsi giorni un documento congiunto di condanna verso ingerenze ed influenze esterne al panel scientifico che distoglieva gli animi impegnati sulla discussione di linee comuni ed accordi multidisciplinari.
Tale soggetto del contendere comunque, pare non sia stato propriamente ben definito e la comunicazione a firma unitaria sembra:

  1. a) non aver specificato una vera definizione oggettuaria;
  2. b) aver rimbalzato sull’unico eventuale frutto implicato e discusso, ma non facendolo neanche vacillare e oscillare dal ramo.

Tant’è che, detto soggetto (lo stiamo chiamando anche frutto per non intasare le notizie tanto il suo nome è stato sbandierato) ha disconosciuto le firme ad esso “ignote”, ed ha rincarato la somministrazione di personali idee sui social, anche nei confronti di SIIET dopo emanazione di esposto agli Organi competenti e Diffida.

In attesa e nella speranza di una seria risoluzione del caso, e in un riassetto di una tabula nella quale riscrivere e attuare lo spirito nobile del Comitato Scientifico degli Stati Generali delle Emergenze Urgenze, si attende che pur nell’ombra della chioma del proprio albero generatore, il frutto in questione sia depositato al suolo o spontaneamente cada, si disgreghi le finalità fin qui esposte, e rinasca da nuovo seme con maggiore coscienza multidisciplinare.

I tempi sono ormai maturi.

Giovanni Trianni Infermiere Legale Forense Ufficio Stampa APSILEF

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La salute si gioca sul confine delle Emergenze Urgenze. La FNOPI e le Associazioni infermieristiche abbandonano il tavolo trattante.

A volte mi assopisco senza spunti nè pretese, e me ne rammarico, non avendo stimoli e non ricevendo gomitate di ammiccamento da questa o quella notizia, da scrivano incallito che sono.
Poi avvertendo un tumulto non lontano, su un terreno quale quello della salute, mi riaccendo, e cerco di smuovere davanti a me quel velo che sento, per capirci meglio qualcosa che mi giustifichi delle azioni e un pensiero, prima che sia troppo tardi!
Sia polvere sollevata al vento, sia inutile vociferare, tutto rimane legato in un limbo di saperi quello che vede uniti il medico e l’infermiere su di una striscia professionale protetta da filo spinato che li separa.
A forza viene intrapresa tale azione di separazione, e costituzione da parte di alcuni fautori, che han paura della miscellanea di scienza, di un fantomatico minestrone e sconfinamento della pratica infermieristica a conquistare suolo e colline da strappare ai medici arroccati sulle alture.
Così quell’odiato limbo forzatamente nasce, inconcludente, antipatico e tira dentro il povero paziente e noi tutti stanchi delle solite storie di chi ci vorrebbe non i un “bordo culturale” ma addirittura in un girone dantesco a svuotare in crateri che si affacciano sull’abisso, dei traboccanti pappagalli di lava fumante!
Ultimamente difatti avverto un fragoroso tumulto in una terra da definire a forza ” di confine”, illimitata ed allo stesso tempo aspra da calpestare, pericolosa e affatto giocosa come quella delle emergenze-urgenze: non si scherza con la salute altrui quando è un secondo a fare la differenza, non si montano e smontano come macchinine la scienza, l’evidenza, i protocolli e compagnia bella.
Era quasi tutto pronto per il prossimo marzo, la bella stagione primaverile avrebbe fatto da cornice al tavolo degli Stati Generali delle Emergenze Urgenze, insomma qualcosa di propositivo sarebbe fiorito nel giardino del buon senso.
Associazioni mediche ed infermieristiche con i relativi Ordini erano tirate a lucido a mettere in atto protocolli ed intese che muovesse meglio e più efficacemente la macchina delle Emergenze Urgenze.
Ma così non è stato: la consapevole presa di coscienza del proprio ruolo, una trasparenza di cambiamento unanime, distintivo per tutti, caratteristico ognuno per il proprio specifico sapere non è apparso, e neanche lontanamente è sembrato voler smuovere le volontà incrostate di molti, tanto da costringere le Associazioni infermieristiche che credevano in questa progettualità di dialogo a defilarsi. Prima a farsi da parte SIIET (Società Italiana Infermieri in Emergenza Territoriale) seguita dalla FNOPI che ha abbandonato il tavolo organizzativo dell’evento, ritirando tutti e tutto ciò che definiva una partecipazione attiva dell’Ordine infermieristico a suggellare un’adesione completa di interesse unanime della sentita e numerosa personalità professionale che rappresenta. A cascata e giustamente in linea con Federazione, condividendo il corretto sentimento di appartenenza si sono avviate all’uscita anche ANIARTI (Associazione Nazionale Infermieri di Area Critica) e GFT (Gruppo Formazione Triage).
L’azione adottata dalla Federazione Nazionale degli Infermieri e dalle Associazioni infermieristiche coinvolte è un passo decisivo di presa di posizione in conseguenza di percezioni avvertite all’interno del Comitato Scientifico plurilaterale neoformato che già rendeva, anche se ancora impercettibilmente, pericoloso un palesarsi di idee arcaiche che rimandano alle solite beghe anacronistiche, a discapito della multiprofessionalità.
Prendiamo atto che ancora l’infermiere è una figura di professionista non accettata concettualmente da molti, nello specifico dai più importanti compagni di equipe, cioè dai medici (per fortuna non da tutti); non si accetta ancora un’intellettualità diversa ma distinta, si passa il tempo a denigrare ciò che non si conosce alimentando polemiche sterili, anche su buoni propositi in partenza come questo.
Non si comprende ossessivamente e assennatamente, che un lavoro sinergico sia possibile, ognuno nel proprio scientifico sapere, ognuno con personali strumenti, con mire comuni e finalità lungimiranti.
APSILEF è per il dialogo ma non per il monologo. Siamo tutti consapevoli della nostra essenza professionale, che non permettiamo a nessuno di contrastare subdolamente con acredini.
Appoggiamo unanimi le decisioni di FNOPI e delle Associazioni infermieristiche SIIET, ANIARTI e GFT per la decisione di discostarsi da un tavolo la cui singolarità stava prendendo una considerevole piega.
Senza polemica restiamo in attesa e ci auguriamo che, mancando uno degli attori protagonisti come l’infermiere, lo “spettacolo” non continui, la scena venga chiusa, il palcoscenico smontato, l’evento rimandato, ma nutriamo seri dubbi.
Come possono le Associazioni mediche continuare e attivare la leva dello show must go on, in solitaria?
Vorremmo e crediamo che la primavera non sia solo una questione stagionale. Una fioritura di idee e cooperazioni intrise di freschezza dovrebbero contagiarci le azioni di pensiero, col cuore sempre teso a comprendere che da soli non si crea salute, che il confine rimane pur non proclamando guerre di conquista.
Vorrei capirci meglio, è una mia pretesa professionale ed intellettuale, sono un infermiere pensante….fin troppo, ma spesso sbaglio, spesso mi arrampico su idee malsane e intricate, ma la percentuale non la saprei definire.
Forse.

Ufficio Stampa APSILEF
Infermiere Legale Forense
Giovanni Trianni

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I corpi senza vita: il punto di vista di un infermiere legale-forense

L’interesse per la malattia e la morte è sempre e soltanto un’altra espressione dell’interesse per la vita (Thomas Mann).
Questa frase rappresenta la chiave d’apertura di un mondo “estremo”, respingente, ma pur sempre impossibile da non affrontare.
Ed il nostro collega Nicolò Scordato decide di cimentarsi in questo delicato compito, con il suo libro “I corpi senza vita, il punto di vista di un infermiere legale forense”, edito da Edizioni Nuova Prhomos, e disponibile nelle migliori librerie online. Si tratta di un percorso che espone, in maniera magistrale, il punto di vista di un infermiere legale-forense rispetto ad ambiti spesso taciuti e non indagati.
Nel corso dell’attività lavorativa gli infermieri hanno contatti con i corpi senza vita, dall’emergenza territoriale ed ospedaliera transitando attraverso i reparti di degenza e le sale operatorie; corpi intatti, corpi mutilati, corpi sconosciuti, corpi di diverse etnie e diverse religioni.
Nicolò Scordato da quasi 30 anni svolge la professione di infermiere lavorando in emergenza ospedaliera e territoriale, terapia intensiva e sala operatoria plurispecialistica; la sua esperienza all’interno del corpo militare volontario della Croce Rossa, gli ha permesso di partecipare a missioni internazionali in Africa e Medio Oriente unitamente all’esperienza di soccorso legate al sisma Abruzzo 2009.
Frequentando il master in Infermieristica Forense e gestione del rischio clinico, Nicolò ha deciso di pubblicare il suo lavoro, permettendo così a tutti noi di scoprire i corpi senza vita.

“Le nuove frontiere della scienza riescono a dare vita ad una nuova etica del corpo senza vita, è decisamente intrusiva la pratica di prelievo e di trapianto di organi che la moderna tecnica chirurgica, coadiuvata da tecnologia all’avanguardia, ha reso sempre più praticabile; eppure mentre la donazione degli organi è in Italia socialmente e culturalmente accettata, si parla poco di un tema delicato: la donazione del proprio corpo per finalità di studio, ricerca e formazione medico-chirurgica; può apparire macabro e disturbare la sensibilità suscitando resistenze psicologiche e culturali per il valore affettivo, simbolico e culturale che il corpo rappresenta: luogo della propria identità spirituale e biologica, mezzo di espressione di sé e punto di partenza nelle relazioni con l’altro.

Il corpo, una volta morto, rimanda alla persona cui è appartenuto in vita e la sua donazione per l’insegnamento e la ricerca, in particolare per le dissezioni anatomiche e la pratica dei futuri chirurghi, costituisce un atto di generosità e di solidarietà, a condizione che al corpo venga assicurato il rispetto dovuto alla dignità della persona”.

Questo solo un assaggio del meraviglioso percorso che vi aspetta se deciderete di leggere l’opera di Nicolò Scordato.

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SIAMO UOMINI O CAPORALI……

Come mi è consueto prendo spunto dalla cinematografia per proporre ambiti di analisi e riflessione.
Il fermento che ruota intorno alla nostra professione, le spinte e le battute di arresto (non sempre ad opera di “altri”…) denotano che la professione infermieristica vuole sentirsi ogni tanto “Caporale”.

Non è una rivalsa o un sintomo di “disagio subalterno” come alcuni affermano, né arroganza o superiorità culturale (che si respira in qualche OPI Veneta) ma è voglia di affermarsi come professionisti (secondi a nessuno).

L’essere titolari/titolati e detentori di un sapere non può essere una concessione da elargire o revocare o peggio da rimettere in discussione perennemente (meglio tra una intervista e l’altra dove si afferma una cosa e la si ritratta il giorno dopo).

O ancora peggio, concessa a livello “clientelare”; tutto ciò non fa altro che “disgregare” quelle “forze propulsive” che la professione infermieristica sta’ con difficoltà recuperando.

L’arroganza con cui ci si erge a detentori del “Sapere Infermieristico” deve far riflettere, bisogna uscire da una spirale distruttiva che ci vede in guerra tra noi perennemente in una logica ormai incomprensibile di “mors tua vita mea”.

Associazioni come APSILEF mettono in evidenza un elemento fondamentale…le spinte al cambiamento devono essere convogliate (al fine di essere più incisive) e soprattutto supportate da una cornice normativa che detti i diritti/doveri.

Se non avremo chiaro questo non smetteremo mai di lamentarci, sentirci vessati …ma in realtà coscienti che l’immobilismo è una facile e comoda convenienza.

Essere tenaci e perseguire le proprie idee non può essere tradotto in “anacronismo” o peggio “arroccamento culturale”.

Bisogna “SVEGLIARE” gli animi, rendersi conto dei propri limiti ma anche quelli degli altri; bisogna sentirsi stanchi di essere solo “Uomini” ma quando occorre sentirsi anche “Caporali” …senza aver paura di essere presi per “pazzi”.

Non si vuole “moralizzare” nessuno, ma bensì “scuotere” gli animi impigriti da un immobilismo dilagante.

Paolucci Francesco, Ufficio Stampa APSILEF.

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Terzo Congresso APSILEF

Il 22 e il 23 novembre a Milano si è svolto il terzo congresso delle professioni sanitarie legali e forensi organizzato da APSILEF. Molti i professionisti che hanno dato il loro contributo: infermieri, professionisti sanitari, medici e giuristi. Lo scambio di conoscenze, l’approfondimento di temi, hanno fatto sì che si andasse oltre i confini assistenziali promuovendo la cultura sanitaria legale e forense.
Diverse sono state le tavole rotonde, con professionisti di spicco, che hanno fatto emergere l’attuale situazione delle professioni sanitarie legali e forensi. Tanti sono i passi avanti fatti ma ancora molta è la strada da percorrere. Sicuramente c’è maggiore consapevolezza che il vero cambiamento dovrà essere culturale, sia per il singolo operatore sanitario che per la stessa società. Il legislatore negli ultimi anni ha dato diversi spunti per invertire la rotta, ma ora bisogna passare alle attività concrete, cominciando da una buona gestione del rischio clinico che coinvolge risk manager, operatori sanitari e l’azienda stessa. È impegno di tutti noi far diventare l’errore una chance per il sanitario e per la maggiore sicurezza delle cure del paziente.
Monito delle due giornate gli accordi dei vari ordini con CSM e CNF. È emerso, per gli infermieri, come la previsione del primo criterio per stabilire la speciale competenza del candidato ctu e perito – il possesso della laurea magistrale in scienze infermieristiche – sia stato de facto non rispettato da gran parte dei tribunali che hanno recepito il protocollo. Una buona notizia che ne contiene una “cattiva”, ahimè! Fintanto che non interverrà una modifica dell’accordo ogni singolo tribunale sarà autorizzato ad applicarlo pedissequamente così creando, certamente, una distinzione, quindi una disuguaglianza sostanziale tra i professionisti.
Necessaria è stata una tavola rotonda in tema di sala autoptica. È sempre più evidente come sia opportuna una figura appositamente formata che affianchi il medico legale nel suo lavoro e che questa sia un professionista sanitario formato ad hoc, pertanto si resta in attesa di ulteriori sviluppi e interventi normativi in merito, oltre che di un mutamento culturale tra professionisti.
In chiusura ricordiamo come ogni anno Apsilef si impegna a contrastare la violenza sulle donne, approfondendo l’argomento anche dal punto di vista del sanitario legale e forense, in particolare delle ostetriche.
Apsilef cosa ci riserverà il prossimo anno? Sicuramente tanta preparazione, professionalità e progresso ma ricordiamo che il “futuro è adesso” e che ogni professionista oggi è e può essere l’agente di cambiamento

Dott.ssa Daviana Binotti, Ufficio Stampa e Comunicazione APSILEF

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La responsabilità professionale dell’infermiere: risk management e le nuove frontiere dell’infermieristica forense

La valorizzazione di una professione è tale quando viene percepita in maniera importante e netta anche al di fuori della stessa professione.
La prova tangibile di tale definizione la possiamo avere tra un po’ visto che ci accingiamo ad intervistare una neo Laureata in Giurisprudenza, la Dott.ssa Binotti Daviana la quale ci dimostrerà quanto sia presa in considerazione la professione infermieristica nel mondo giuridico. Ricordando però che la “Responsabilità” ha sempre una dicotomia insita: visione positiva e visione  negativa!

Dott.ssa Binotti, lei nella sua tesi disquisisce sulla professione infermieristica.Intervista APSILEF.
Perché una “tesi del genere”?
Sono sempre stata interessata al mondo sanitario e ai suoi risvolti giuridici. Sin dalla scelta dell’iniziale piano formativo universitario sono stata decisa nell’impronta che volevo dare al mio percorso di studi scegliendo, infatti, di arricchirlo con gli esami di medica legale e sociale. Ho avuto la fortuna di studiare queste materie in un grande periodo di movimento e riforma in ambito sanitario e ciò mi ha incuriosita ancora di più. Studiando continuavo a chiedermi perché i libri parlassero sempre di “medici”, citavano l’esistenza di altre figure sanitarie ma poi l’analisi argomentativa si limitava sempre alla figura del medico, dimenticando quel personale con il quale il paziente instaura un rapporto ancora più stretto, pensiamo ai periodi di degenza. Mi sono chiesta quale fosse la responsabilità di un infermiere, come fosse regolamentata la professione. Avendo la fortuna di avere accanto, nella mia vita privata, un infermiere ho cominciato a fargli molte domande, soprattutto sulla realtà lavorativa, sui problemi della professione, ovviamente sempre con l’occhio giuridico. Piano piano si è sempre più fatta strada in me l’idea di approfondire gli studi su questa materia e dare risalto alla figura infermieristica, volevo dare un taglio innovativo e non banale al mio elaborato, così la vostra professione offriva ciò che cercavo. Lo studio della professione infermieristica dal punto di vista giuridico per me è stata un’esperienza veramente stimolante a livello intellettuale, le “vostre battaglie” ormai le sento mie e l’infermieristica legale e forense è diventata una vera passione. C’era e c’è la voglia di dare un contributo affinché ad una professione sanitaria così importante venga dato il giusto riconoscimento e il giusto peso all’interno delle aziende sanitarie e non solo, affinché ci sia una valorizzazione della stessa che non può non passare dall’affermazione dell’infermieristica legale e forense, necessaria per gli infermieri, la loro crescita e sviluppo oltre che per l’autorità giudiziaria.
Cosa non sapeva dell’evoluzione infermieristica?
Farei prima dicendo cosa sapevo. Sapevo poco, veramente poco. Sicuramente non conoscevo la figura dell’infermiere legale e forense e i tanti volti che presenta. L’ho scoperta piano piano, lettura dopo lettura. Non sapevo nemmeno che le prime scuole in Italia furono ad opera della Croce Rossa Italiana, associazione alla quale appartengo ormai da dieci anni. Non conoscevo la differenza tra infermiere generico ed infermiere professionale. Non sapevo che oggi tale distinzione non esiste più e perché. Non sapevo cosa fossero i Collegi e perché “aspettavate” gli Ordini. Ovviamente non avevo mai sentito parlare di documentazione infermieristica, per me esisteva una cartella clinica ed era collegata ad una attività del medico.
I giudici a quanto pare conoscono bene la responsabilità degli infermieri. E secondo lei gli infermieri ne sono pienamente consapevoli?
In un certo senso i Giudici sono costretti a conoscerla, devono studiare la materia del caso da trattare e ovviamente l’approfondiscono molto bene per arrivare a sentenza. La stessa cosa non posso dire degli infermieri. Ciò che ho constatato in prima persona è una triste realtà: a fronte di un gruppo esiguo di infermieri molto attenti alla loro professione ne esiste un altro molto più grande che nel 2019 parla, ad esempio, ancora di “mansioni”. Brividi. Ma la colpa non è solo loro, la colpa è anche del sistema di formazione che ad oggi – nelle università – si concentra molto di più ad insegnare come rifare un letto piuttosto che il diritto sanitario/infermieristico. Se queste sono le premesse allora non ci si stupisce di come il proprio Ordine di appartenenza stipuli un Protocollo d’intesa con CSM e CNF dove inserisce come elemento primario per poter iscriversi agli albi nei tribunali come CTU o periti la laurea magistrale. Si vuole vivere fuori dalla realtà non aiutando di certo i professionisti e i futuri tali che si rappresentano.
Quale contributo può dare l’infermiere legale e forense all’avvocato, come CTU e CTP?
Il contributo dell’infermiere legale e forense è fondamentale. Pochi sono gli avvocati che hanno approfondito la materia di medicina legale o in generale di diritto sanitario e sono un numero rasente allo zero quelli che si occupano di diritto infermieristico. L’infermiere legale e forense grazie alla sua conoscenza del mondo giuridico potrà portare la scienza infermieristica negli studi legali e nelle aule di giustizia traducendola in diritto.
Che consigli si sente di dare agli infermieri in generale ed agli infermieri legali e forensi in particolare?
Agli infermieri in generale voglio consigliare di formarsi ed informarsi continuamente, indipendentemente dall’obbligo ECM; di mettere nel loro bagaglio culturale quante più conoscenze di diritto utili per la loro professione. Siate voi i primi promotori dell’affermarsi della vostra professione, spronate i colleghi più restii, diffondete ciò che sapete e se serve correggete chi ancora manda avanti affermazioni da “censura”.
Sin da quando siamo piccoli dimostriamo come abbiamo bisogno di regole, non esiste un gioco senza regole. Per vivere insieme sin dall’antichità ci siamo dati regole. Abbiamo creato sistemi di regolamentazione del vivere comune sempre più grandi e siamo arrivati agli ordinamenti di oggi, al diritto di oggi. Ecco, anche l’infermiere si è dovuto dare delle regole che lo distinguono e riguardano ed è assurdo pensare che un professionista non conosca le proprie norme, non sappia le regole del gioco a cui sta giocando. È assurdo che ci sia qualcuno che non voglia riconoscere o faccia fatica ad affermare l’esistenza dell’infermieristica legale e forense.
Agli infermieri legali e forensi voglio dire grazie. Continuate a crederci e a lottare. Voi siete i promotori del cambiamento, voi siete il cambiamento. Nonostante le difficoltà che state incontrando continuate a farvi strada senza remore. L’infermieristica legale e forense è una realtà di cui non si può fare a meno.

Intervista a cura del Coordinatore Ufficio Stampa e Comunicazione Apsilef, Dott. Stornelli Muzio.
Di seguito il link dell’intero elaborato.

La responsabilità professionale dell’infermiere – Risk management e nuove frontiere dell’infermieristica forense (Daviana Binotti)

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