Categoria: materiale informativo

Announcement: Comunicato Stampa

L’APSILEF (Associazione Professioni Sanitarie Legali e Forensi) per voce della sua Presidente e di tutti i suoi Associati esprime vicinanza e sostegno all’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna Sergio Venturi, radiato dell’Omceo di Bologna.
Tale assurda decisione, di cui si denota una mera connotazione politica, viene motivata dal fatto che in qualità di medico abbia recato nocumento alla sua categoria nonché infranto norme del codice di deontologia medica solo perché fautore e convinto sostenitore di una delibera che “attribuisce prestazioni sanitarie ‘salva vita’ a laureati infermieri sulla base di protocolli concordati e specifica formazione”.
Ritenendo che tale decisione sia un grave episodio nonché pericoloso precedente teso alla deligittimazione in termini di autonomia e raggio d’azione delle professioni sanitarie, oltre che ad una evidente disattesa del dettame normativo di riferimento, inevitabile risulta da parte APSILEF una sua decisa condanna.
In tal senso saranno sostenute tutte le iniziative che verranno promosse in sostegno del Dott.Venturi a cui esprimiamo vicinanza umana e professionale.

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Announcement: Nessuno mi può giudicare

……..Cosi cantava Caterina Caselli nel ’66……..

Ma da quegli anni sicuramente l’evoluzione della professione ha subito passi in avanti all’epoca nemmeno immaginabili.

Siamo sicuri che ancora oggi il detto vale ancora? Ho i miei dubbi; possiamo ancora pensare di esserne indenni e anteporre ad ogni valutazione/critica l’autoreferenzialità.

Ritengo che non vi sia cosa più difficile che giudicare l’operato altrui, ed in particolare se questo operato abbia recato nocumento ad altri.

La valutazione del personale in sanità ormai è diventato uno dei momenti fondamentali per decidere se un professionista della salute è idoneo o meno a ricoprire un ruolo o un incarico specifico; garantendo in questo modo all’utente la qualità delle cure da un lato e dall’altro permette alla struttura di modulare un indicatore di performance utile per concertare con il singolo professionista ambiti in cui è necessario un miglioramento.

Ritengo che per ambiti specifici della professione vi sia la necessità di creare percorsi formativi dedicati che siano veramente vincolanti alle finalità che si propongono. Questo permetterebbe di “formare” e non “improvvisare” professionisti che abbiano competenze specifiche nel percorso valutativo sia nell’ambito formativo, clinico assistenziale che in quello medico legale e forense.

La competenza e l’autorevolezza del valutatore rende il giudizio equo agli occhi di chi lo subisce”.

Quello che riscontro è che si tenda a creare percorsi vincolanti a finalità specifiche per poi retrocedere sotto la spinta di pressioni esterne…creando delle ambiguità e promiscuità paradossali. Se da una parte forte e la spinta alla “specializzazione” delle nuove generazioni professionali, è pur vero che non vi è un corrispettivo riconoscimento delle competenze che sono il valore aggiunto alla formazione di base e sulle quali bisogna insistere su un loro riconoscimento formale (culturale ed economico).

Il rimanere generalisti, o peggio “tuttologi” crea disillusioni; saper far tutto a volte corrisponde a non saper far nulla nello specifico.

Se trasliamo queste considerazioni nell’ambito legale e forense si evidenzia ancor di più l’indicazione irrinunciabile ad una formazione “specifica”, vincolante e oserei dire “garantita” di competenze certificate.

Se tale indicazione venisse disattesa in un sistema come il nostro scarsamente meritocratico rischiamo di fare l’ennesimo salto nel vuoto.

Dottor Paolucci Francesco Membro Ufficio Stampa APSILEF.

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Andavo a cento all’ora…..

Non riusciamo a non essere seri….no proprio no….sembrerebbe uno scherzo ma no…è una “solida realtà (cit. R.Carlino).
Ma è possibile poter svolgere il proprio lavoro o noi infermieri dobbiamo per forza fare altro.
Ora non basta fare quello che non fa il medico, il caposala, l’amministrativo, l’ausiliario e anche l’OSS (per poi sentirsi anche definire deficenti da qualche mente eccelsa) ma anche guidare il mezzo di soccorso …..mi pare veramente un po’ troppo.
Ora ok che il processo di Nursing lo puoi applicare in ogni situazione …ma qui mi sembra un po’ forzato… eppure in determinati contesti sembrerebbe una “competenza” quasi scontata, anzi determinante per ricoprire il “ruolo”.
Quanto oltre dobbiamo denigrare la professione per avere un “rigurgito” di dignità  e decoro.
Esiste un punto di non ritorno o tutto è concesso dato che per “natura” siamo sacrificati all’ideale di servizio e alla abnegazione a tutti i costi.
Il problema è culturale, lo ribadisco…..non essendo riconosciuta la nostra autonomia professionale vi è una subdula “giustificazione” a chiedere altro da NOI, metti una buona base di colleghi ancora legati al mansionario, una classe dirigente assente o asservita ed il gioco è fatto.
Aspettiamoci altre competenze specifiche…..perché no Assaggiatore di minestra.
Francesco Paolucci, Ufficio Stampa APSILEF.
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L’infermiere del terzo millennio: da “Condottiero” a conducente di mezzi di soccorso.

Ancora irrisolta la bagarre in quel di Pistoia-Firenze.
Ci lamentavamo che non consentivano all’infermiere di avere i “mezzi” appropriati per far evolvere la Professione: eccoci il mezzo…di trasporto.
La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni
Cosa hanno in comune un leader, un condottiero, un generale, Caronte e l’infermiere del terzo millennio? Sembra un po’ come intraprendere una parvenza d’ilarità connotando le famose barzellette in voga negli anni ’80, in cui diversi personaggi espressivi di ferrea appartenenza nazionalista, si esprimevano con buffe, dissacranti e tragiche scelte, le quali facevano sprofondare (ma sempre e solo un predestinato) in un abisso senza più ritorno. Di mezzo c’era quasi sempre un nostro connazionale, al quale la sorte era manifestatamente e al di sopra di ogni sospetto, benevola.
Gli altri, del tutto più sfortunati, ma almeno a turno, ruotavano incappando nella sorte disgraziata: il francese, il tedesco, l’inglese, ecc..
Questa farsa finiva, era una barzelletta, divertiva fanciullescamente ma, non dava alcun insegnamento se non quello di essere più oculati nell’avventura di là da venire. Ora, per ciò che ci riguarda, ritornando dalla tangenziale e adoperandoci al nostro scopo comparativo, prendiamo in esame i personaggi d’apertura e sforziamoci di metterli a confronto. Il percorso è breve se si prendono sotto la lente i primi: il leader, il condottiero e il generale, tutti e tre forieri di pura intraprendenza vittoriosa, ricchi di positivo significato e simil venerazione. Mentre andando avanti ci imbattiamo in Caronte e nell’infermiere. Caronte noto per essere il famoso traghettatore di anime dei morti dell’Ade, (il regno dell’oltretomba), nel bene e nel male anche se appartenente ad un mondo indefinito in cui lo stesso Omero non usa una vera dicotomia tra buoni e cattivi, è e rimane pur sempre una figura che, suo malgrado, conduce, porta verso un luogo (le sponde del fiume Acheronte), consentendo l’adempimento di un percorso del “fato” per le povere anime, che lo attendono al di qua del fiume.

Pertanto, per certi versi anch’esso potrebbe essere accomunato ad un leader, ad un condottiero: ha proprie regole distintive, conduce chi a lui si affida verso una mèta risolutiva. Il problema del condurre, prendendo la figura dell’infermiere, mi lascia perplesso e sintomatico nell’allusioni ai miei siffatti personaggi: se mi riferisco ad un infermiere moderno, lo immagino con il massimo di autonomia e responsabilità, slegato dallo stato di bui incatenamenti del passato, pronto ad essere protagonista primario nel panorama sanitario, con accertate e legittimate alte competenze che ormai la Legge ci ha riconosciuto; conduce per mano il paziente attraverso un piano assistenziale ad hoc; conduce ancora battaglie contro i muri di gomma, e tanti eccetera, di cui siamo ben a conoscenza. Ma cosa ci azzecca l’infermiere che conduce i mezzi di soccorso durante le emergenze in quel di Pistoia-Firenze? Ecco cosa conduce l’infermiere del terzo millennio. O sarebbe meglio dire, cosa lo costringono a condurre? La controversia va avanti da lungo tempo, con un’esacerbazione a fine febbraio scorso, ma che ancora nessuno si azzarda a condurre in porto. Demansionamento, mancanza di una regolamentazione, mancanza di titolo specifico, mancanza di una presenza di funzione sanitaria, affacciata più fuori di un balcone. A chi l’interesse della mancata risoluzione? Di chi le colpe? Ecco cosa accumuna la natura dei miei personaggi: l’intraprendenza di tutti e l’autonomia responsabile dell’azione nobile (compreso il povero Caronte), fa si che di “condottiero” si possa disquisire per tutti. Mentre il solito infermiere, per colpa della solita Azienda, del “solito sistema”, si “inspalla” le colpe di noi tutti, ed è costretto più che ad essere chiamato a fare da Condottiero del terzo millennio, ahimè a condurre un mezzo di trasporto, nulla togliendo alla nobiltà d’intenti del contesto.
Ma, forse cogliendo nel sottile, potrei cercare, scavando a fondo, una certa buona propositività intenzionale verso il genio di questo artificio, accorpando Caronte e l’infermiere, in un ultimo salvifico tentativo.
Ma poi penso alla questione che mi conduce a ricordare che: “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”!!!

Inf. Legale Forense
Ufficio Stampa APSILEF
Giovanni Trianni

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L’ottimo è il nemico del bene….

Sembrerebbe una contraddizione in termini ma riassume in modo magistrale la situazione paradossale in cui ci hanno messo con l’accordo FNOPI-CNF-CSM.
Ora a pensar male si fa peccato, ma come giustificare un “casotto” di tali dimensioni.
Pensare di “limitare” o peggio “monopolizzare” alcuni ambiti della professione a pochi “fortunati”.
Il dubbio che pervade è che l’unico modo che si è trovato per mantenere i “privilegi” sia “ostacolare” tutti gli altri.
Bisogna strappare a tutti i costi questo velo di autoreferenzialità che alcuni vertici infermieristici sentono innato (imparando dagli altri se occorre.. vedi FNOPO-TSRM-PSTRP).
Tutto ciò evidenzia in talune condizioni tutta la superficialità con cui vengono firmati accordi vitali per la nostra professione.
Nulla valgono gli avvisi “Te l’avevo detto”…..eppure è molto semplice ….”ascolta”.
Ancora una volta crediamo di essere “sepuriori”, ma difficilmente riusciamo ad essere i primi della classe.
FNOPI non pensare all'”ottimo”, pensa al bene dei tuoi infermieri.

Francesco Paolucci, Ufficio Stampa APSILEF.

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Il vulnus del “te l’avevo detto”. FNOPO, TSRM e PSTRP firmano accordo per requisiti di accesso negli Albi dei Tribunali come CTU e Periti.

FNOPI: “Guarda e impara”!!!

…e adesso… INFERMIERI con magistrale da un lato e altri Professionisti Sanitari (ostetriche, tecnici, ecc), dall’altro.

Il “te l’avevo detto” non è mai elegante, ma quanti di noi almeno una o più volte nella vita non hanno trovato una sinistra celata soddisfazione nel pronunciarlo e sbatterlo in faccia al proprio interlocutore, in modo da veder vacillare la propria cocciutaggine?

Ebbene si, lo avevamo detto e ridetto noi, APSILEF, con umiltà e semplicità, con arguzia e lungimiranza, con un esplicito alquanto Politically Correct, un sempiterno elegante senso di messa in discussione e prospettiva di dialogo e confronto.

Il focus riguarda il tanto bistrattato a regola e ad hoc, ma in maniera doverosa e lecita, accordo tra la FNOPI, il CNF e il CSM dello scorso anno, per ciò che riguardava la “ingabbiatura” e i rigidi protocolli di accesso agli Albi dei Tribunali come CTU e Perito. Un accordo nottetemporale in cui il primo “gallo canterino” all’alba, detta le regole non richiamando l’adunata del pollaio.

Ricordiamo come in quell’adunata rivestente un’essenziale importanza per la professione non ci furono gli OPI, non ci fu la Consulta delle Associazioni, non ci furono Organi associativi come il nostro, tutti con proficuo apporto di conoscenze e proposte di crescita comune. La rigidità invalicabile riguardava, cioè,  il possesso della  Laurea Magistrale, anche se con un rimando al “chiuderemo un occhio” ancora non sceso in campo, e svincolato da un’esperienza curriculare che dovrebbe (è d’obbligo) balzare ai primi posti in classifica e affiancare il Grande Titolo. Ma ancora tutto è in bilico…..

Ora alla luce di queste reminiscenze, ci si chiede: cosa differenzia la FNOPI da FNOPO? Solo l’ultima lettera? Si in effetti una significa Infermieristiche e l’altra Ostetriche. E quindi? La FNOPO ha concluso e firmato lo stesso accordo per l’accesso agli Albi, a braccetto con la Federazione TSRM e PSTRP, con il Consiglio Superiore della Magistratura e il Consiglio Nazionale Forense ed in collaborazione con APSILEF, dopo un lungo, oculato, significativo percorso iniziato nel gennaio 2018 e non nottetempo.

Risultato? Il requisito della Magistrale non è mai stato menzionato.

Chi acquisisce nozioni giuridiche e si forma in tal contesto non lo fa certo in un ordinamento Magistrale che di suo già pecca..per…(e mi mordo la lingua)!!!

Complimenti ai nostri colleghi soci di FNOPO,  TSRM e PSTRP.

Si apre quindi, un serio “contenzioso” di vulnus, con aspetti pregiudizievoli verso capacità professionali.

Un vulnus del “te l’avevo detto” io…..

 

 

Inf. Legale Forense 

Ufficio Stampa APSILEF

Giovanni Trianni

 

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Non tutti gli elementi primari sono uguali!

La nostra attenzione, nei mesi scorsi, molto è stata attratta dal famoso protocollo fra CSM, CNF e FNOPI riguardo gli elementi primari che avrebbe dovuto possedere chi, consapevole delle proprie competenze e conoscenze, voleva iscrivere il proprio nominativo nell’albo dei consulenti tecnici d’ufficio (CTU), presso i Tribunali, così come disposto dall’ex art. 15, legge 8 marzo 2017, n. 24.

Molto abbiamo scritto, tanto abbiamo argomentato, fino al punto di diventare ridondanti e, a tratti, inascoltati.

In realtà non è proprio così!

Le altre professioni sanitarie, in particolare la Federazione Nazionale Ordini dei TSRM e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, nella loro valutazione delle speciali competenze e conoscenze degli aspiranti consulenti, hanno dichiarato primari i seguenti elementi:

·       Possesso del titolo abilitante alla professione;

·       Iscrizione albo professionale;

·       Esercizio della professione per un periodo minimo, successivo al conseguimento del titolo abilitante, non inferiore a 10 anni;

·       Assenza di procedimenti disciplinari: assenza, negli ultimi 5 anni, di sospensione disciplinare e assenza di qualsiasi procedimento disciplinare in corso;

·       Regolare adempimento degli obblighi formativi ECM

Secondari, invece:

·       Curriculum formativo;

·       Curriculum professionale;

·       Curriculum scientifico;

·       Riconoscimenti;

·       Mediazione.

Il quadro generale prospettato dal documento FNO TSRM PSTRP valorizza la professione, accompagna il professionista verso il miglioramento delle competenze “legali” utilizzando i tipici strumenti del vivere professionale quotidiano, vero “supporto culturale” in grado, non certamente da solo, di aiutare il consulente tecnico d’ufficio.

Allo stesso modo e con gli stessi principi, anche la FNOPO (Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica), si propone di indicare elementi di valutazione della speciale competenza la quale, non si esaurisce nel mero possesso del titolo abilitativo alla professione, ma si sostanzia nella concreta conoscenza teorica e pratica della disciplina, come può emergere sia dal curriculum formativo e/o scientifico sia dall’esperienza professionale del singolo esperto.

Tra gli elementi di valutazione primari abbiamo:

a)     Esercizio della professione per un periodo minimo, successivo al conseguimento del titolo abilitante, non inferiore ai 10 anni;

b)     Assenza, negli ultimi 5 anni, di sospensione disciplinare e nell’assenza di qualsiasi procedimento disciplinare in corso;

c)     Regolare adempimento degli obblighi formativi ECM.

Tra i secondari citiamo:

a)     Adeguato curriculum formativo post-universitario;

b)     Adeguato curriculum professionale;

c)     Eventuale curriculum scientifico;

d)     Eventuali titoli accademici;

e)     Eventuale abilitazione allo svolgimento di attività di mediazione e conciliazione.

 È dunque ufficiale: non tutti gli elementi primari sono uguali!

Ufficio Stampa Apsilef

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Chiama le se vuoi…..emozioni…

Voglio far riflettere sulle emozioni…e sul come riescano a condizionare l’Uomo nelle sue “decisioni” e “convinzioni” ed influenzare in maniera determinante le proprie “azioni”.
La stessa etimologia della parola “emozione” è da ricondursi al latino emovère (ex = fuori + movere = muovere) letteralmente portare fuori, smuovere, in senso più lato, scuotere, agitare.
Da qui il mio interrogativo……, può il professionista non “emozionarsi” del proprio lavoro, può solo la mera “empatia” guidarlo.
La professione è emozione!; questa equazione non è una banale retorica o richiamo ad un “senso” passato.
Non vi è nulla di più “vivo” è “attuale” delle emozioni, che per loro natura possono durare un solo istante o tutta la vita.
Ma non dimentichiamo mai che la professione è emozione, ma non emotività…..
Grazie a tutti i professionisti che ancora si emozionano del proprio lavoro.
Francesco Paolucci, Ufficio Stampa APSILEF.

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