APSILEF: Protocolli gestione vittime violenza provincia di Ferrara

18 settembre 2017 – E’ stato un bellissimo evento, peccato sia terminato presto a Roma il 1° Congresso Nazionale dei Professionisti Sanitari Forensi – APSILEF. Mi voglio improvvisare giornalista per raccontare, ma anche memorizzare gli argomenti trattati. Sono sempre stata convinta che in qualità di professionisti dell’assistenza dobbiamo interessarci di più alla nostra professione, ma soprattutto alle norme che la regolamentano.

Nel caso dell’associazione APSILEF ho incontrato persone, colleghi con i quali posso avere in comune molte idee e principi. Vorrei poter descrivere molte cose, gli argomenti ecc., ma potrei essere noiosa, ma, soprattutto è più giusto che si spendano in tal senso i colleghi che hanno trattato gli argomenti.

Per l’occasione è stato presentato lo sportello nato presso l’ASL Roma 2, curato dall’Infermiere Fabrizio Di Gregorio. La struttura offre consulenza legale e forense ai colleghi in difficoltà. Qui in basso proponiamo un’apposita intervista sull’argomento.

Significativo l’intervento di un altro collega, Mauro Carboni, responsabile Nursing Up di Roma, sostenitore dell’APSILEF. Carboni, che qui in basso riproponiamo in un video, da tempo si batte in prima persona per il riconoscimento degli Infermieri e dei Professionisti della Salute Legali e Forensi quali Periti di Tribunale. Nel Lazio, ma anche nel resto d’Italia, è un ambito di predominio medico.

Però posso descrivere gli argomenti che mi hanno più colpita. L’argomento che più mi ha colpito, è la relazione della dott.ssa Maria Rosa Gaudio, la quale ha trattato: “Protocolli condivisi per la gestione delle vittime di violenza nella provincia di Ferrara”.

Sono rimasta impressionata dall’enfasi e dalla forza di questa donna, una guerriera! Lei, come primo aspetto che mi ha colpito, ha contestato l’uso del codice Rosa per le donne oggetto di violenza generica e/o sessuale. In principio mi sono stupita, poi ho compreso le sue ragioni.

La Dott.ssa sosteneva che assegnare un codice diverso, da quelli in uso presso il pronto soccorso, per le donne oggetto di violenza potrebbe essere inopportuno perché si potrebbe rendere identificabile le ragioni per cui la donna è al pronto soccorso. Ancora, le donne oggetto di violenza, sono spesso accompagnate dal loro carnefice. Nel 90% dei casi le violenze avvengono all’interno delle gruppi famigliari e/o comunque con persone conosciute. La Dott.ssa temeva un esposizione della donna, non auspicabile.

A Ferrara, hanno studiato un progetto che coinvolge varie figure professionali, dall’infermiera, al medico, all’ostetrica, il medico legale, come la dott.ssa Gaudio, fino alle forze dell’ordine. Nel Comune dell’Emilia-Romagna le varie figure professionali si sono formate insieme, hanno lavorato per imparare come approcciare alla vittima di violenza. La formazione è costante e ciclicamente ripetuta. La Dott.ssa e la Dott.ssa Paola Castagnotto, ma, anche la Dott.ssa Miranda Zucchelli hanno più volte ripetuto che non ci si può improvvisare per affrontare problematiche simili.

Si deve poter agganciare la donna abusata, si deve poter costruire un rapporto di fiducia. Nel protocollo e nei corsi, verrebbe spiegato tutto, anche la tipologia del facies, all’impostazioni delle mani, fino al tipo di contatto, come gestire i bambini che probabilmente hanno visto cose che non dovrebbero vedere e sono spaventati, quindi non dovrebbero essere allontanati dalla mamma. Importante, ci viene detto, è anche come fare le fotografie. Le fotografie sono importanti, debbono essere conservabili, e sono utili al fine di documentare i fatti. Le fotografie, che abbiamo visto in sala illustravano lividi con un centimetro, al fine, credo, di rendere inconfutabili le dimensioni. La dottoressa invitava a descrivere, nel dettaglio, i segni delle violenze. Non sarebbe sufficiente citare “ecchimosi”.

Importante è anche il procedimento e conservazione dei reperti, della biancheria, dei liquidi raccolti ecc. Se non conservati correttamente, non certificabili, si potrebbe inficiare come prova in tribunale.

L’Italia, aimè, ci è stato ricordato che è stata dichiarata inadempiente e condannata, nella difesa delle donne. Immediatamente ci sono venuti alla mente i fatti di cronaca.

La dott.ssa mi ha stupita raccontando dell’art. 162 ter del Codice Penale. Oggi, la legge consente, anche nel caso di violenza, l’estinzione del reato se c’è condotta riparatoria. Vale a dire se paghi, anche a rate, ti verrebbe annullato il reato. Mi ha scioccata!

Questo un breve esempio di quello che mi è rimasto più impresso.

Successivamente, ho assistito alla relazione di operatori dell’ares 118 di Ferrara. Molto, molto interessante ma, inquietante se penso alla realtà della Regione Lazio.

Nella provincia dell’Emilia-Romagna hanno strutturato un percorso formativo per trattare anche i pazienti “agitati”. I fatti di cronaca hanno dimostrato che potrebbe essere importante a livello mondiale. Spesso di fronte ad un paziente agitato si dovrebbe saper agire. Loro ci hanno dimostrato come si esercitano in palestra, insieme alle Forze dell’ordine. L’obbiettivo è curare il cittadino senza dimenticare la tutela personale. I fatti di cronaca, aimè, ci hanno rappresentato casi di cittadini deceduti nel tentativo di immobilizzarli. Loro vengono formati , anche circa il contegno da osservare mentre si accede dove c’è un cittadino agitato, qualsiasi sia la causa. Loro osservano dove lasciano l’ambulanza, vale a dire che sia in sicurezza, spesso non sotto un balcone dove potrebbe essere gettato qualcosa. Ancora, se debbono salire in un contesto incerto, chiamano l’ascensore, lo bloccano, e salgono a piedi, il cui fine è evitare pericolose sorprese. Nelle abitazioni, “un solo” operatore interfaccia con l’utente, mentre gli altri studiano le possibili vie di fuga ecc.

Mi sono chiesta, ma nel Lazio, in un contesto in cui l’emergenza è affidata alle società esternalizzate, alcune delle quali onlus che gestiscono l’emergenza con “volontari”, che percepiscono rimborso spese, la formazione del personale è la medesima? Le retribuzioni ed il lavoro precario, spesso, è causa di un notevole ricambio frequente di personale. Però esperienze come quelle rappresentate dai colleghi di Ferrara si possono improvvisare? Se così non fosse, chi paga sono i cittadini, ma, anche gli operatori sanitari!

Altro argomento che mia ha colpita era quello della presidentessa dell’associazione, la Dott.ssa Mara Pavan. L’argomento non mi era nuovo, ma, ne ho apprezzato la semplicità descrittiva. La sua descrizione delle caratteristiche dell’ordine di servizio sono di una semplicità disarmante e proiettato ai nostri giorni. Io avrei voluto presenti, tutti, gli infermieri del Lazio.

Nel Lazio, sento, periodicamente i colleghi che mi riferiscono quanto detto dai loro responsabili. Gli ordini di servizio non sarebbero necessari dal momento che il turno di servizio avrebbe funzione di ordine di servizio. Mi sono sentita sollevata, nel sentir dire anche in questo contesto, come nel sindacato che mio onoro di frequentare, che il “turno di servizio è una disposizione organizzativa!” Mentre l’ordine di servizio è una disposizione diversa, che impone di disattendere le disposizioni!”

L’ordine di servizio è regolamentato dall’art. 51 c.p. l’infermiere esercita un adempimento di un dovere imposto da un ordine “legittimo” di un superiore. L’ordine di servizio deve essere scritto! Non esistono ordini di servizio verbali! Nel caso di emergenza, si può ricevere un ordine di servizio verbale, ma, deve essere seguito dal un documento scritto che rispetti determinate caratteristiche, come il nome e cognome dell’interessato, il turno che si deve coprire, le ragioni, non deve essere lasciato in reparto, ma, consegnato al diretto interessato. Nella bacheca del Nursing Up IFO c’è la stessa frase che ho visto utilizzato dalla Presidentessa dell’associazione APSILEF: “in giurisprudenza tutte le comunicazioni hanno valore solo se scritte!”

Ovviamente, ma, non è cognizione di tutti, non è obbligatorio avere un telefono cellulare, l’uso dei social non è valido per essere richiamato in servizio, ma anche l’uso di gruppi whatsapp. E’ possibile utilizzare gruppi whatsapp per fare gruppo ecc. ma, questo non costituisce ordine di servizio. Non è impugnabile! I messaggi whatsapp, facebook, sms, possono essere cancellabili, non tracciabili, non identificabili, quindi non costituiscono una prova! Interessanti gli esempi pratici esposti!

Periti presso il tribunale: E’ emersa la necessità del riconoscimento, presso i tribunali anche del Lazio di periti tecnici infermieri e/o di altre figure del comparto. Allo stato attuale, in regioni come il Lazio, i Giudici, per valutare l’operato degli operatori sanitari chiamano medici. Come dirigente Nursing Up non posso non condividere la posizione dell’associazione. Sono convinta che la professione degli infermieri, ad esempio, abbia tali e tante sfaccettature, che un giudice non dovrebbe avvalersi di un semplice infermiere esperto dell’argomento oggetto del giudizio. Oggi non ci si può improvvisare “tuttologi”, neanche gli eredi di Ippocrate! Così dovrebbe essere anche per le altre figure oggetto del giudizio.

Molto stimolante è stato lo sviluppo della nuova riforma del pubblico impiego, la riforma Madia del pubblico impiego, come le direttive sul procedimento disciplinare. Interessanti le informazioni circa le variazioni rispetto alla precedente riforma Brunetta. In questo caso non mi sbilancio, rispetto all’avvocato, consulente legale dell’associazione, Fabio Prudenzano, perché l’argomento è meritevole di approfondimento. Però gli stimoli ricevuto sono stati molti e importanti, ho rinfrescato nozioni conosciute, ma, ho anche ricevuto numerosi imput. Bel lavoro!

Sia chiaro, Nursing Up è una cosa e l’associazione APSILEF è un’altra. Il nostro rapporto è legato al rispetto che ci lega. La buona educazione, da entrambi le parti, ci impedisce di invadere i terreni e/o le peculiarità altrui. Noi, oggi, siamo stati ospiti loro. Noi, del Nursing Up, ma, anche il collegio IPASVI, gli prestiamo spazi dove poter esercitare il ruolo di consulenti ed informatori dei professionisti dell’assistenza.

Ieri erano presenti, la Mangiacavalli, presidente della federazione collegi IPASVI, la presidente del Collegio IPASVI di RomaMaria Ausilia Pulimeno, ma anche i presidenti delle altre organizzazioni professionali. Noi del Nursing Up non eravamo gli unici sindacalisti presenti, tutti sotto l’insegna della tutela dei professionisti della sanità.

Di 

https://www.assocarenews.it/index.php/it/infermieristica/item/508-apsilef-esempio-integrazione-interdisciplinare.html

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