Al tempo dell’assistenza medico-infermieristica c’è anche la CURA RIABILITATIVA, con i suoi infettati da covid19

Da tempo ci ritroviamo a sostenere mediaticamente medici e infermieri in quella lotta contro il tempo, per salvare una miriade di pazienti e a volte colleghi che hanno contratto qua o là il coronavirus.

Ma tra qua e là c’è anche ahimè, la corsia covid-19 ma.. guardando meglio, anche e soprattutto la NO COVID… si perché  molti ignorano, che sono proprio i reparti NO Covid i più pericolosi per il rischio di contagio. Reparti dove le linee guida dell’OMS e dell’ISS hanno fallito nella strategia gestionale del rischio clinico. Reparti nei quali, le strategie di prevenzione adottate,  hanno di fatto condizionato tutte le procedure organizzative tipo “copia/incolla” in tutto lo stivale, comprimendo la cultura PROATTIVA della GESTIONE DEL RISCHIO, favorendo l’insorgenza di focolai che hanno di fatto invaso i reparti di riabilitazione e le RSA. 

Speriamo che sia rimasta almeno, la capacità di applicare strategie reattive di risk management, capaci di raccogliere dati, elaborarli e creare un progetto efficace per il futuro con il fine doveroso di evitare errori recidivanti e devastanti.
Con occhio professionale e onestà giornalistica chiunque può intravedere, che nelle stanze dei pazienti Covid ci sono anche i Fisioterapisti, che con dedizione e professionalità esercitano per un’ora al giorno, il loro sapere teorico-pratico garantendo al paziente la giusta terapia quotidiana.
Considerando che il coefficiente di rischio di contaminazione, si basa su alcuni fattori determinati e determinanti, si dovrà prendere in considerazione, per una corretta valutazione del livello di protezione individuale, da adottare in determinati luoghi di lavoro,  la distanza di sicurezza e il tempo di esposizione. Pertanto si può affermare, visti i numeri di contagi registrati, che una valutazione errata di questo coefficiente ha condizionato nelle prime fasi dell’emergenza, tutte le strategie di risk management.

Ma forse non tutti sanno che il Fisioterapista, nella sua pratica quotidiana, gestisce pazienti in ogni dove all’interno e all’esterno dei nosocomi. Forse non tutti sanno che la riabilitazione consiste nel creare quel legame professionale, capace di fare del proprio corpo uno strumento eccezionale di comunicazione, capace di rassicurare il paziente durante la rieducazione del cammino, dell’equilibrio, del rinforzo muscolare o del ripristino del range articolare… sì, si chiama comunicazione non verbale, che utilizza un principio, a volte estraneo anche nelle menti più pensanti del panorama medico-assistenziale, che consiste nel creare una relazione rassicurante, di fiducia, di empatia, con messaggi chiari diretti al paziente. Evitando così, di “stordire” il povero paziente con mille parole. Ma ciò presuppone inevitabilmente, l’annullamento della distanza di sicurezza tanto acclamata in ogni dove.

Ebbene un bravo fisioterapista oltre alle competenze necessarie, ha il dovere di attuare un atteggiamento professionale capace di creare un rapporto unico, intimo ma al contempo estremamente professionale che dia al paziente lo stimolo indispensabile per affidarsi corpo e mente,  al programma rieducativo, necessario per pazienti allettati e post-chirurgici  Covid positivi. Programma che non si realizza in cinque minuti, ma bensì in un tempo sufficientemente lungo che permetta al paziente, di poter riprendere le forze, di provare e riprovare un dato movimento, fintanto che il gesto venga reso semplicemente fluido, sicuro e automatico.

Quindi tornando un secondo a invadere quella stanza, si vedrà come quel signore con occhialetti, mascherina e tuta bianca con la scritta FKT sul petto,  da più di un’ora a ridosso del suo assistito, con fare rassicurante, si adopererà ad aiutare il paziente non solo a raggiungere parametri di autonomia motoria sufficienti per permettergli di rientrare a casa dai suoi cari, ma soprattutto a non farlo sentire abbandonato nella solitudine del suo dolore e della sua paura. Non bisogna dimenticare infatti che al tempo del Covid i pazienti hanno salutato i loro parenti per l’ultima volta nel momento che un’ambulanza, probabilmente di volontari del soccorso, li ha prelevati da casa e sfrecciando li ha portati via verso il primo pronto soccorso disponibile.

Quindi cari Politici, cari Dirigenti, cari Giornalisti e cari voi tutti…ricordatevi sempre dei fisioterapisti, non solo quando il colpo della strega, all’improvviso vi ricorderà di loro o quando saranno lì con voi, per capire come trovare un canale comunicativo efficace a fronteggiare l’incapacità motoria aggravata dall’afasia o dalla sindrome di neglect (negligenza spaziale unilaterale NSU).

I Fisioterapisti ormai da più di cinquant’anni ricoprono un ruolo fondamentale nel SSN, grazie alle loro competenze, anche quelle avanzate.

Competenze avanzate che spesso nessuno conosce, neanche le Aziende Sanitarie. Competenze che devono essere valorizzate e utilizzate, come ad esempio la figura del Fisioterapista/Tecnico di Radiologia/Ostetrico/Tecnico di Laboratorio, specializzati in ambito Legale-Forense e nella Gestione del Rischio Clinico. Figure fondamentali che in sinergia con altre figure professionali in futuro potranno intercettare e gestire attività preventive e procedurali, nel risk management e nei contenziosi. Attività generate per gestire e prevenire vizi di sistema responsabili del concretizzarsi di tutti gli eventi avversi responsabili di danni a scapito di pazienti e operatori, spesso meritevoli di contenziosi molto onerosi.

Il futuro si scrive fin da subito con una decisa e sempre più necessaria trasformazione culturale!

Dott. Marco Castioni
Coordinatore Ufficio Stampa APSILEF
Fisioterapista e Osteopata Legale Forense e Spec. Rischio Clinico 

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